Pezzi del Saer: «Neve instabile alto rischio di nuove valanghe»
VENTASSO. Resta elevato, a livello 3, il rischio di valanghe sul crinale reggiano. Un rischio molto concreto e da non sottovalutare, come spiega il responsabile del Soccorso alpino di Reggio Emilia...
VENTASSO. Resta elevato, a livello 3, il rischio di valanghe sul crinale reggiano. Un rischio molto concreto e da non sottovalutare, come spiega il responsabile del Soccorso alpino di Reggio Emilia Luca Pezzi, in merito anche alle due slavine verificatesi ieri nei pressi delle piste di Febbio e di Cerreto Laghi. La prima, in particolare, di dimensioni assolutamente consistenti, tanto da far dire a Pezzi «una valanga del genere è rara per l’ambiente appenninico».
Spiega Pezzi: «Il rischio resta ancora elevato, perché dopo le forti precipitazioni e il freddo della scorsa settimana, ora c’è stato un innalzamento della temperatura e la neve non è stabilizzata, in più continuano precipitazioni che passano dalla pioggia alla neve, quindi il quadro è molto delicato. Ribadiamo l’invito alla massima prudenza, a rispettare le ordinanze e i divieti che regolamentano l’attività sportiva ed escursionistica sulla neve, il pericolo è concreto on va preso in alcun modo alla leggera».
Rispetto alle due slavine di domenica Pezzi aggiunge: «Quella avvenuta a Febbio è stata veramente impressionante: un fronte di distacco di 600 metri, che è scivolato per quasi un chilometro. In quel punto abbiamo accumuli di 10 metri di neve depositata al suolo. Si è spostata una massa di materiale che non è consueta per l’ambiente dell’Appennino. Il fatto che nessuno sia rimasto coinvolto, con i tanti sciatori, sci alpinisti ed escursionisti presenti ieri sul crinale, è stato davvero un miracolo. Lo sciatore che è stato parzialmente raggiunto dalla neve caduta, non è stato sepolto per miracolo: ha perso i suoi sci che sono poi stati recuperati sotto oltre due metri di neve». Se sotto quei due metri di neve ci fosse stato lui, sarebbe stato difficilissimo salvarlo. «Se avviene un incidente simile – Spiega Pezzi – c’è da fare i conti con i tempi di intervento dei soccorritori che, trattandosi di zone impervie, possono andare dai 30 ai 60 minuti. Poi una volta arrivati si devono condurre le operazioni per individuare e liberare chi è stato travolto. Se si è dotati di Artva ( uno strumento elettronico utilizzato per la ricerca delle persone travolte dalle valanghe ndr) è più facile ma parliamo sempre di diversi minuti necessari e dipende anche dalla quantità di neve da asportare».
La possibilità di sopravvivere, se travolti di una valanga, è abbastanza ampi se si viene estratti entro 15 minuti, poi man mano che passa il tempo diminuiscono in modo radicale: per questo il consiglio che viene fornito per abbassare il rischio è di non avventurarsi in zone di montagna da soli, perché proprio l’aiuto di un compagno di escursione può essere decisivo. Inoltre è necessario essere dotati delle attrezzature di primo soccorso, pala e sonda. Il dispositivo Artva serve per localizzare il punto dove è sepolto chi viene travolto dalla slavina. La sonda serve per "sondare" nella massa di neve dove può trovarsi il travolto, e una pala per scavare. Bisogna infatti essere in grado di estrarlo nel giro di pochi minuti.
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