Aemilia si sdoppia e scatta lo “sconto”
Accolto l’aggiornamento fino al 2018 del reato di associazione: molti dei 34 imputati coinvolti sceglieranno l’abbreviato
REGGIO EMILIA. Il collegio dei giudici ha deciso: il processo Aemilia si sdoppierà. Al dibattimento si aggiungerà presto un rito abbreviato, che proseguirà in parallelo, sempre a Reggio Emilia e in teoria con lo stesso collegio del dibattimento in corso nell’aula speciale del tribunale.
Il presidente Caruso, ieri, durante un’udienza chiave, ha ammesso infatti le integrazioni della procura antimafia, secondo la quale l’adesione all’associazione mafiosa non si è interrotta con gli arresti del 28 gennaio 2015, proseguendo fino ad oggi. Un prolungamento del reato associativo (articolo 416 bis) contestato nel dibattimento di Reggio a 34 imputati, molti dei quali sceglieranno ora il rito abbreviato, che prevede lo “sconto” di un terzo della pena ma limita la difesa, perché verrà acquisito tutto il fascicolo della procura: una grande mole di accuse senza il filtro pieno delle difese, che sono limitate nella loro azione.
Gli imputati che proseguiranno con il procedimento ordinario in corso, stabilisce invece l’ordinanza, potranno chiedere anche nuove prove sui fatti modificati.
Al centro di queste nuove accuse ci sono le gerarchie tracciate nelle carceri e, soprattutto, le dichiarazioni dei tre pentiti sorti nel corso del processo: Pino Giglio, Antonio Valerio e Salvatore Muto.
Ora, quindi, si affaccia un nuovo rito abbreviato, come ammesso ieri da Caruso, che ha letto l’attesa ordinanza che cambia le carte in tavola, sciogliendo solo in parte però il complesso rebus giuridico relativo alle modifiche delle accuse, chieste l’8 febbraio scorso dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi per 34 imputati.
Inoltre, se per alcuni imputati la modifica del capo di imputazione riguarda solo «le specifiche modalità della persistente adesione al sodalizio anche in epoca successiva a quella dell’originaria contestazione», si aggrava in tesi di accusa la posizione di Gianluigi Sarcone e Luigi Muto (classe 1975). Dal 29 gennaio 2015, infatti, il loro ruolo avrebbe subito un’evoluzione «da mera partecipazione ad assunzione di ruoli di maggior rilievo, quali sono quelli di direzione e organizzazione del sodalizio criminale». Gli avvocati avevano chiesto di respingere le integrazioni della procura contestandone l'eccessiva genericità. Per Caruso invece «integrano la fattispecie processuale dell’accertata diversità del fatto». Di conseguenza, come previsto dalla legge e sulla base di una serie di sentenze fonte di giurisprudenza, gli imputati hanno diritto di chiedere, «relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell’istruzione dibattimentale che forma oggetto della nuova contestazione», il giudizio abbreviato. Gli avvocati hanno chiesto tempo fino a martedì prossimo per potersi pronunciare o meno in favore del rito abbreviato, che dovrebbe essere scelto da buona parte dei 34 imputati a cui viene contestata l’associazione mafiosa.
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