Gazzetta di Reggio

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SEQUESTRO DALL'ORTO

«Ho bisogno di riabilitazione e giustizia»

di Miriam Figliuolo
«Ho bisogno di riabilitazione e giustizia»

Le parole di Silvana dopo il colpo di scena sul Dna all’avvio del nuovo processo: «Ma hanno lasciato passare troppo tempo»

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CASALGRANDE . «Dentro l’animo ho sempre avuto la necessità di una riabilitazione, di chiarezza. Quello che mi è successo non è stata una telenovela; non sono “andata in vacanza”. Ora però non so se faremo in tempo...».

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La voce gentile e ferma di Silvana Dall’Orto tradisce amarezza, mentre parla, il giorno dopo il colpo di scena sulle tracce genetiche dei rapinatori emerso dall’udienza tenutasi a Bologna. Il processo è stato riaperto, a trent’anni dal suo rapimento, per sua iniziativa. Riguarda quanto avvenne in quei terribili mesi di prigionia, tra il 19 ottobre 1988 e la sua liberazione. Ora però quel processo rischia la prescrizione.

Proprio quando il profilo genetico maschile, isolato dalle tracce di saliva trovate a distanza di tanti anni in un francobollo usato dalla banda, potrebbe fare emergere la verità su quel rapimento, grazie alla comparazione con il Dna e le impronte dei 16 indagati.

Era il primo maggio 1989. La Dall’Orto venne ritrovata sull’autostrada della Cisa, dopo che il marito Giuseppe Zannoni, industriale delle ceramiche, pagò all’Anonima Sarda un riscatto di quasi 4 miliardi di lire.

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Un commento sugli ultimi incredibili risvolti.

«Guardi le rispondo perché lei è una donna e oggi è l’8 marzo. E prima di tutto le faccio gli auguri. Altrimenti non me la sentirei proprio di parlare. Penso che come donna lei sia in grado di capire cosa possa avere voluto dire per me subire una tale violenza. Il mio corpo ha ancora i segni e li porterà fino alla mia morte. A continuare a subire da allora non sono stata solo io, ma lo è stata tutta la mia famiglia».

E ora, alla luce di queste ultime novità, come si sente?

«Sono in uno stato di attesa e ora dovrò aspettare fino al 13 giugno per sapere se potrò conoscere la verità. Ma temo di non essere più in tempo...».

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Si riferisce al rischio di prescrizione.

«Sì. In questi anni ho visto di tutto. Tante lentezze burocratiche che ci hanno danneggiato».

Si è fatta un’idea del perché? Ci sono responsabilità?

«Non lo so e non voglio dire stupidaggini. Se fossi maliziosa direi: “Giusto in tempo perché cada in prescrizione”. Hanno lasciato correre troppo tempo, non so come e non so il perché. Di sicuro confermo la stima nei confronti dell’ex procuratore Grandinetti».

Non è scontato che la comparazione dia risultati. Ma nel caso come pensa potrà reagire?

«Non posso prevederlo. Ma sono assetata e se qualcuno mi offrirà il calice della giustizia lo berrò avidamente».
 

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