Gazzetta di Reggio

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«Non impressionano i lager ma le menti di chi li ha concepiti»

di Adriano Arati
«Non impressionano i lager ma le menti di chi li ha concepiti»

Le riflessioni degli studenti reggiani che questa settimana sono in visita con Istoreco ai campi di Auschwitz-Birkenau

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cracovia. Un’identità cancellata, una storia secolare annullata. Il Viaggio della Memoria di Istoreco in Polonia, a Cracovia e ai campi di Auschwitz-Birkenau, è ormai vicino alla conclusione; ha portato più di mille studenti delle scuole reggiane nei luoghi simbolo dell’Olocausto, del più devastante e razionale tentativo di annullare un’intera popolazione, quella ebraica. Una “missione”, quella nazista, fortunatamente persa, nonostante i milioni di vittime. Allo stesso tempo, purtroppo, una missione parzialmente riuscita. Una cultura millenaria e ricchissima, quella dell’ebraismo est-europeo, è stata praticamente distrutta. Oggi parlare di Galizia o di yiddish significa parlare di un passato morto, quando sino a 80 anni fa questo vastissimo mondo era parte integrante dell’identità mitteleuropea, da Vilnius in Lituania sino ai Sudeti. Le ragazze e i ragazzi di Reggio Emilia non hanno trovato che tracce storiche di quell’universo, tracce lasciate nelle città, nei memoriali e nei musei. Ma quella cultura oggi non esiste più, volutamente cancellata con scientifica precisione. «Siamo rimasti molto sorpresi dal fatto che i tedeschi abbiano tentato di cancellare completamente l’identità del popolo ebraico passando dai luoghi di cultura propri del popolo, come sinagoghe e scuole, colpendo le figure come gli insegnanti», ammettono Gautieri, Facchini, Jorgji, Ricciardo, Farina del Mandela di Castelnovo Monti. Il Viaggio li ha portati dentro vicende stra-conosciute, come il campo di sterminio di Birkenau, ma anche in anfratti altrettanto oscuri. Molte classi hanno visitato la cittadina galiziana di Tarnow, dove prima della guerra vivevano circa trentamila persone, di cui la metà ebree. Oggi rimangono solo i resti della sinagoga e del cimitero. Vicino a Tarnow, nei boschi a fianco di Zbylitowska Góra, sono stati giustiziati diecimila ebrei, e fra loro circa 800 bambini, uccisi brutalmente con bastonate e altri mezzi “per non sprecare pallottole”. Nel silenzio ghiacciato dei meno 15 gradi di queste settimane, un memoriale innevato e struggente ricorda questo massacro di cui nessuno sa nulla, e che nemmeno molti abitanti di Tarnow conoscono. Nel bosco di Zbylitowska Góra «non ci sono più parole da dire. Solo pensare, pregare, fare silenzio. È troppo. I ragazzi continuano a fare domande alla guida, alcuni piangono. Non si capacitano», raccontano i docenti della 5ª del Filippo Re. «Abbiamo visitato il bosco dove sono state assassinate, dai nazisti, diecimila persone tra cui più di 800 bambini. Dei bambini, le creature più innocenti, brutalmente sbattuti contro gli alberi e sepolti vivi di fronte agli occhi delle loro mamme. La loro colpa? Essere nati», ricordano ora Giulia Ferrari e Ludovica Boccaletti della 4ªB del liceo Moro. E si chiedono: «Se fossi un papà, con quale coraggio riusciresti a uccidere un bambino innocente e poi tornare a casa e giocare con i tuoi figli come se non fosse successo nulla? Come fai a vedere un bambino morire di fame e di freddo e non fare niente? Stare semplicemente lì a guardare e poi alla fine appropriarti della sua dignità vedendolo come “stuck” (pezzo, per chi non lo sapesse) di un ingranaggio di sfruttamento. Ma loro erano esseri umani». E la riflessione è inevitabilmente amara: «Quello che ci dovrebbe impressionare non sono questi centri di sterminio ma le menti che hanno causato tutto ciò: le nostre».

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