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Truffa “Qui Poste”: in tribunale la rabbia dei bagnolesi gabbati

di Ambra Prati
Truffa “Qui Poste”: in tribunale la rabbia dei bagnolesi gabbati

Una quindicina i testimoni dell’accusa coinvolti dall’agenzia privata chiusa all’improvviso nel 2013 «La titolare mi portava a casa le ricevute, era gentilissima». Un anziano: «Ho dovuto pagare due volte»

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BAGNOLO . Truffa del “Qui Poste” di Bagnolo: ieri sono sfilati in tribunale 15 testimoni dell’accusa, tra la settantina di persone rimaste vittime del raggiro che ha beffato e scosso il paese.

L’agenzia era stata aperta nel 2012 per offrire un servizio innovativo di pagamento per chi non aveva tempo o per persone in difficoltà (in gran parte anziani), che si limitavano a portare denaro e bollette. L’agenzia privata, non disponendo degli strumenti telematici, avrebbe dovuto recarsi poi alle Poste per le ricevute. Ma in questo passaggio, da gennaio a marzo 2013, erano spariti quasi 16mila euro, con l’ufficio che era stato chiuso in quattro e quattr’otto. Le denunce erano fioccate e, dopo le indagini dei carabinieri, sono imputate la titolare Anna Maria Aquino (avvocato Mario Ferretti di Modena) e la dipendente Tamara Toni (avvocato Vainer Burani), chiamate a rispondere di truffa aggravata, appropriazione indebita e falsità materiale. Entrambe negano ogni addebito e, anzi, si accusano a vicenda.

In tribunale ieri è proseguita la sfilata delle persone danneggiate, portando squarci di fiducia tradita. Il primo teste è stato un pensionato che ha raccontato di aver usufruito un’unica, infausta volta del servizio per saldare due bollettini da 100 euro. «Solo in seguito ho scoperto che quei versamenti non erano stati effettuati, e ho dovuto pagare due volte».

Una giovane ha eseguito diverse operazioni, andate a buon fine, con la titolare. «La Aquino mi portava le ricevute a casa, era gentilissima», salvo poi scoprire che gli ultimi tre bollettini non erano pervenuti.

Si è recata al “Qui Poste” per saldare tre incombenze, «due passi carrai e una multa», una signora di mezza età. «Quando ho trovato l’agenzia chiusa sono andata all’edicola, dove di solito mi lasciavano le ricevute: l’edicolante mi ha riferito che erano sparite senza pagare nessuno».

Un giovane, collega della Aquino (dipendente di un’altra ditta), ha dichiarato di essersi insospettito quando aveva ricevuto un sollecito per la bolletta del telefono. «Lei mi disse che c’era stato un disguido. In seguito quel sollecito è stato seguito, a pioggia, dalle fatture di acqua, gas, televisione, tutte tornate indietro».

La più informata è parsa una dipendente dell’agenzia, che ha dichiarato come da un certo momento in poi avesse preso le redini dell’agenzia Tamara Toni. «Me ne sono andata perché non mi corrispondevano lo stipendio, arrivato per fortuna tempo dopo. La Aquino mi telefonò arrabbiata dicendo che io la diffamavo e mi minacciò: “stai attenta ai tuoi figli”. Quando sono andata in caserma per denunciare, ho scoperto che avevano accusato me di furto: sono rimasta di sasso».

L’udienza è stata rinviata dal giudice Sarah Iusto al 4 maggio prossimo per sentire altri testimoni dell’accusa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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