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Vicolo Broletto, quei 100 metri di storia avvolti dal degrado

di Leonardo Grilli
Vicolo Broletto, quei 100 metri di storia avvolti dal degrado

Vicolo Broletto, uno dei luoghi simbolo della città, cade letteralmente a pezzi. E ora i commercianti insorgono: «Una vergogna per l’immagine della città»

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REGGIO EMILIA. Vi è mai capitato, passeggiando sotto Broletto, di alzare lo sguardo verso il soffitto del porticato? Ecco, non fatelo. Vi eviterete uno spettacolo degradante. Pezzi di intonaco che cadono, macchie di muffa, ragnatele, fili di metallo e ganci arrugginiti che penzolano sconsolati da decenni. Eppure, sul sito del Comune, viene definito come un «caratteristico punto di richiamo inserito tra Piazza Prampolini e Piazza San Prospero». Un tempo, probabilmente, era così. Ma oggi, stando a quanto confermano gli stessi commercianti che lì lavorano, più che attirare, scaccia.

Eppure questo percorso lungo poco più di cento metri rappresenta uno dei luoghi storici di Reggio Emilia fra i più ricchi di arte, cultura, identità della comunità reggiana.

Basti pensare all’antico portale del XVI secolo che dà accesso al fianco meridionale della cattedrale, così spesso descritto nelle guide turistiche ma oggi quasi sempre chiuso. E, ancora, ai due dipinti del XVI secolo che raffigurano la Madonna della Ghiara e la Madonna degli Angeli, a stento visibili.

Un paesaggio che trasmette un’idea di abbandono e che, a detta degli stessi commercianti, non fa affatto bene né alla città né alle attività. «Sono convinto che ai turisti che passano di qui resti un’immagine di abbandono – racconta Davide Cocconi, titolare delle Terme del colesterolo, mentre affetta una porchetta – ci sono cumuli di sigarette all’interno di locali vuoti, i soffitti cadono a pezzi e la Curia, proprietaria di buona parte di questi luoghi, non fa nulla. Io personalmente ho dovuto togliere dai lampadari e dal portico le ragnatele, perché nessuno lo aveva mai fatto da anni».

E quello che dà più fastidio, prosegue Cocconi, è che «siamo in un’area di alto interesse culturale, fra le due piazze più importanti della città. Noi commercianti traiamo beneficio da contesti attrattivi, mentre qui invece le attività chiudono o si trasferiscono e chi rimane, anche a fronte di affitti importanti, si trova ad affrontare uno scarso passaggio di persone e una fuga degli investitori».

E proprio sulla problematica degli affitti in centro storico, che nonostante la crisi non calano mai, si sofferma Corrado Tirelli. «Sono gli stessi proprietari – racconta il titolare della Sergio boutique – che chiedono affitti così alti, che alla fine tengono sfitto. Il locale qui davanti, il più grande, è vuoto da anni ormai. Un suicidio, perché una vetrina vuota non agevola il commercio».

Maria Silvestre, che gestisce “Prelibatezze per il palato” all’angolo con piazza San Prospero, non usa mezzi termini: «È il degrado più assoluto. Prima insistevano tanto con il decoro della città, le vetrine pulite, gli ombrelloni carini, e adesso dov’è finito questo decoro? Per non parlare del mercato. Danno le concessioni, prendono i soldi e poi non controllano la qualità della merce, il rispetto degli spazi, pensi che ho lavorato meglio quando c’è stata la neve, perché non hanno messo le bancarelle».

E poi c’è chi, come Fabrizio Lasagni del “Broletto pet”, vorrebbe fare qualcosa per migliorare la situazione ma non può: «Volevamo organizzarci fra commercianti, con la bella stagione che si avvicina, per dare una mano di intonaco qui fuori. Ma non potremmo neanche farlo, perché è tutto sotto la tutela dei Beni culturali». Così tutelato, che i turisti voltano la testa.

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