Banda di ladri sorpresa e inseguita in via Gandhi
Notte concitata alla Canalina: scoperti vicino a un furgone, fuggono in auto Tornati sul posto, abbandonano il mezzo pieno di attrezzi da scasso e un tombino
REGGIO EMILIA. Sorpresi da una guardia giurata mentre rubavano sul furgone di una ditta, i ladri sono scappati tallonati dalla polizia, per poi tornare sul luogo del furto e abbandonare la loro auto scappando infine a piedi.
È stata una nottata movimentata, nella zona della Canalina, dove alla fine la banda di malviventi è comunque riuscita a fuggire. Tuttavia la questura ha recuperato la macchina dei ladri, colma di attrezzi da scasso e perfino un tombino.
E, in base agli accertamenti della Scientifica sulla vettura – che non risulta rubata – gli inquirenti sono ottimisti sulla possibilità di risalire all’identità dei responsabili.
I fatti risalgono alle due della notte fra giovedì e ieri, quando una guardia giurata, impegnata nel giro di controllo notturno in via Gandhi, ha visto in strada una banda in azione: il furgone di una ditta privata, che rifornisce macchinette distributrici, aveva il portellone aperto e due ladri armeggiavano accanto al veicolo (si presume che un terzo li attendesse al volante). La guardia giurata ha subito lanciato l’allarme al 113, che ha inviato sul posto due pattuglie della Squadra Volante. Nel frattempo i ladri, vistisi scoperti, hanno subito desistito e sono corsi su un’auto, una Opel Vectra Signum di colore nero, facendo inizialmente perdere le proprie tracce.
Le Volanti hanno intercettato l’Opel dando vita a un inseguimento concitato per le strade circostanti, ma l’auto dei fuggitivi è stata persa di nuovo.
I poliziotti sono stati poi ricontattati dalla guardia giurata, che ha riferito come l’Opel fosse stata riportata in via Gandhi e abbandonata dagli occupanti, scappati a piedi tra le palazzine che si affacciano sul parco della Pace, scomparendo definitivamente.
Gli agenti hanno prima verificato i danni subìti dal furgone. Il portellone laterale era divelto e appoggiato a terra, mentre il portellone posteriore presentava segni di scasso. All’interno c’erano dei generi alimentari e una piccola cassaforte fissata al pianale, di quelle in dotazione alle ditte: il forziere presentava segni di manomissione, ma era rimasto chiuso.
Ancor più interessante l’Opel, con le chiavi inserite nel cruscotto. A bordo dell’auto sono stati trovati un cellulare, un tombino di ghisa di forma quadrata usato per tentare di forzare la cassaforte, una pedana di legno alla quale erano fissate una cinghia rossa e una cintura di sicurezza nera, usate per scardinare il portellone laterale. Il tutto è stato sequestrato e la polizia scientifica ha eseguito i rilievi dattiloscopici, oltre a risalire al proprietario del mezzo (e alle persone che usano quell’auto) e del telefono.
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