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Caccia al cinghiale a Bianello, è scontro

di Elisa Pederzoli
Caccia al cinghiale a Bianello, è scontro

Quattro Castella, ordinanza d’urgenza del sindaco: «Causano troppi incidenti». Critiche da Legambiente e dalla Lipu

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QUATTRO CASTELLA. Un’ordinanza d’urgenza, firmata dal sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini, riporta i fucili a sparare dentro l’Oasi Lipu del Bianello. L’intervento è mirato al controllo numerico dei cinghiali. Le conseguenze sono una nuova ondata di critiche e polemiche da parte del mondo ambientalista. Esattamente come avvenne nel dicembre del 2016. Ma quest’anno si conta pure “l’assalto” da parte di un ambientalista del Fronte Animalista, arrivato da Milano, che ha accolto i cacciatori a maleparole.

L’ORDINANZA. Reca la data di mercoledì 7 marzo, il provvedimento firmato da Tagliavini e pubblicato sull’albo pretorio online del Comune. Due le giornate stabilite per le battute: quella di ieri e quella di martedì prossimo, 13 marzo. Per spiegare le ragioni dell’arrivo dei cacciatori, pochi punti: la «crescente segnalazione» di danni e incidenti provocati dagli animali e il fatto che il Bianello in quanto Sic (Sito di importanza comunitaria), pertanto interdetto alla caccia, sia diventato di fatto il rifugio di molti cinghiali che hanno capito che lì possono stare al riparo.

LEGAMBIENTE. Considerazioni però che non convincono Legambiente Val d’Enza che, come fece poco più di un anno fa, anche stavolta annuncia che chiederà di vedere tutta la documentazione.

«Come al solito mancano dati precisi – lamenta Clizia Ferrarini –. Dicono danni. Ma quanti? Quando? Parlano di incidenti in aumento, ma non precisano. L’altra volta era lo stesso, e quando chiedemmo dati precisi, alla fine venne fuori che gli incidenti erano stati soltanto dieci, e tutti tra Montecavolo e Roncolo. Questa è un’oasi e una Sic. Bastano le lamentele per intervenire?».

Ma non è il solo dato, mancante, sul quale puntano il dito. «Il censimento manca anche stavolta? – chiede – E poi perché non provare a intervenire in maniera non cruenta? Forse, se introducessero un’area di rispetto intorno all’oasi vietata alla caccia, dove ci sono i calanchi, non si creerebbe questa situazione». Ma non è piaciuta nemmeno la tempistica: un’ordinanza che due giorni dopo la pubblicazione prevede l’intervento. «I cartelli sono stati messi ieri sera (giovedì, ndr). Così è impossibile dialogare», conclude la Ferrarini.

LIPU. «Crediamo che ci siano altre modalità anche nelle oasi, che comunque non sono vere e proprie aree protette, per intervenire. Invece, negli ultimi 10-15 anni assistiamo a situazioni di questo genere, causate dal numero evidentemente elevato di questa specie, causato dai cacciatori e amministratori provinciali negli anni Ottanta e Novanta: non è una calamità divina, i cacciatori all’epoca avevano spinto per immettere fauna selvatica un po’ ovunque». Così commenta l’intervento di caccia anche Ugo Faralli, responsabile delle oasi della Lipu.

POLIZIA PROVINCIALE. A spiegare le ragioni dell’urgenza dell’intervento è Lorenzo Ferrari, comandate della polizia provinciale.

«Negli ultimi due anni sono stati molti gli incidenti provocati da cinghiali. E ultimamente siamo stati sommersi di segnalazioni e critiche da chi riteneva che non stessimo intervenendo. Alla fine, grazie alla disponibilità di Tagliavini, si è optato per un’ordinanza d’urgenza in attesa di un piano di controllo regionale, ora che la competenza è della Regione. Alla fine di marzo, non si poteva andare perché poi inizia la fase riproduttiva. Ma la situazione è seria: l’investimento di un cinghiale, che può raggiungere i 100 chili, può provocare conseguenze tragiche» spiega. E cosa rispondere alla polemica sulla mancata stima del numero di cinghiali al Bianello? «Il problema dei numeri è fittizio. È un’oasi piccola. Non serve contare quanti ce ne sono perché le aree di riferimento di questi animali sono più vaste. Il Bianello però rappresenta il posto in cui vanno a dormire durante il giorno. Qui si riuniscono branchi di cinghiali che durante la notte si spostano anche di diversi chilometri. A grandi linee, una valutazione recente nostra parla anche di 200 esemplari – spiega –. Di sicuro, in questa fase abbiamo l’esigenza di contenere il numero nella bassa collina e nell’alta pianura: un fenomeno nuovo». Ieri, sono stati nove i cinghiali abbattuti dai cacciatori dell’Atc, in accordo con la Provincia.

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