«È figlio mio», ma mente ex coniugi vengono assolti
Correggio: quando si sposò, lui mentì all’anagrafe anziché adottare il bimbo di lei Coppia alla sbarra per falso in atto pubblico. La mamma in lacrime davanti al Gup
CORREGGIO. L’imputata si è commossa e si è messa a piangere davanti al giudice, ammettendo che lei e l’ex marito avevano sbagliano dichiarando che lui era il padre biologico di suo figlio, ma lo avevano fatto su consiglio del parroco. Il Gup Cristina Beretti ha assolto con formula piena entrambi gli ex coniugi dal reato di falso in atto pubblico in concorso.
La spinosa vicenda inizia nel maggio 2012 quando la donna di 37 anni, che all’epoca ha un figlio di 3 anni nato da una precedente relazione e mai riconosciuto dal padre biologico, si sposa con un 38enne in chiesa a Correggio. Durante il corso prematrimoniale il parroco invita il futuro marito a riconoscere il bimbo di lei, esortandolo al bel gesto nell’ottica di una futura famigliola felice. Il rito religioso viene celebrato in chiesa a Correggio e allo stato civile di Parma, dove vanno a risiedere gli sposi, viene depositato l’atto di riconoscimento del figlio.
Sennonché il matrimonio naufraga in modo burrascoso (la separazione ufficiale è del 2017) e l’ormai ex marito, in contemporanea alla causa di separazione civile, avvia una causa di difetto di veridicità riguardo al bimbo, sottolineando che aveva conosciuto la madre un anno dopo la sua nascita: non è il vero padre. Il giudice civile, ritenendo sussistente il reato di falso in atto pubblico, trasmette gli atti alla Procura di Reggio e l’ex coppia si ritrova imputata in un processo penale.
Due giorni fa l’udienza davanti al Gup Beretti. Il pm Isabella Chiesi ha chiesto il rinvio a giudizio. L’avvocato difensore dell’ex marito, Marco Sanviti di Parma, ha sottolineato che la causa civile è tutt’ora in corso (non è nemmeno stata acquisita la consulenza disposta dal giudice civile sul Dna); che le dichiarazioni degli imputati, pur essendo autoindizianti, non possono essere utilizzate nel procedimento e che la prescrizione è dietro l’angolo (maggio 2019). L’avvocato di lei, Simona Paola Bracchi di Cremona, ha sostenuto la tesi del dolo generico (la buonafede della coppia) e ha chiesto di ascoltare la mamma. Quest’ultima ha raccontato in lacrime che non immaginava di compiere un reato: «Alla fine ci rimetterà mio figlio, che si ritroverà dall’oggi al domani senza un cognome e in più coinvolgendo anche il padre biologico in questa storia».
Il procedimento penale si è risolto in un’assoluzione, con l’avvocato Bracchi che commenta: «Se i coniugi all’epoca si fossero rivolti ad un avvocato, sarebbero stati informati del fatto che occorreva avviare una procedura di adozione. È il primo caso del genere che mi capita. Il giudice clemente ha compreso la delicatezza della vicenda».
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