Non ci restano che le scie chimiche
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sulla campagna elettorale delle meraviglie, il risultato del voto e le prospettive
REGGIO EMILIA. “A livello di dazi si stanno delineando nuovi equilibri tra Usa e Unione europea dopo la Brexit. Cambierà l'assetto delle potenze. Ma il Pd è occupato a dare dell'eccentrico a Renzi, e aggiungo che abbiamo parlamentari e candidati al governo che non hanno mai aperto un libro di geografia”.
Così mi scrive un amico da Bruxelles, perché da lassù il pateracchio italiano lo si vede meglio, con il suo ingombro di favole, rancori, ignoranze. Lo sguardo dall’esterno sulla campagna elettorale delle meraviglie, il risultato del voto e le prospettive, è spietato. La risposta nostrana ai critici esteri è sempre pronta: che badino a casa loro, anche il Belgio restò sospeso e senza governo per mesi, come avvenne in Spagna, com’è capitato in Germania.
FENOMENI
Sì, è così. Ma il caso italiano ha i propri caratteri inimitabili. Che personalmente suddivido in tre fenomeni:
- La soglia della tolleranza dell’opinione pubblica per un leader ha date di scadenza brevissime.
- La soglia di credulità dell’opinione pubblica nelle promesse in fase di propaganda è altissima.
- La soglia di rintracciabilità di personalità politiche all’altezza è bassissima.
NERONIANI
Faccio il patetico storicista: paragono il nostro tempo italiano alla decadenza del mondo antico che a Roma ebbe qualche primo sintomo con Lucio Domizio Enobarbo fra il 54 e il 68 dopo Cristo. La prima fase del suo dominio fu acclamata, radiosa, sostenuta dal popolo. Di seguito, vuoi per il suo eccesso di personalismo, vuoi per i troppi nemici, vuoi per una serie di rottamazioni del precedente potere e dei congiurati perpetui, questo imperatore non ebbe durata pur conservando la fama (era Nerone).
COMICI
Faccio il patetico melodrammatico: paragono il nostro tempo italiano a una certa letteratura alla moda nella Francia ottocentesca romantica, quella firmata da Victor Hugo. Non nella versione de Les Misérables, ma in quella grottesca di Le Roi s’amuse e di Notre-Dame de Paris (il primo ha per primattore Triboulet, che da noi diventerà Rigoletto; il secondo vede tra i protagonisti Clopin Trouillefou, re della corte dei miracoli). Ovvero un comico furioso e poi un comico al potere.
CESARICIDI
Infine faccio il patetico cesariano: paragono il nostro tempo italiano al momento più critico degli equilibri di potere nella Roma ancora repubblicana, potere che Gaio Giulio Cesare riteneva di detenere e aumentare in quanto “regista”, ma che gli fu sottratto da una serie di figli o eredi, tutti adottivi e quindi controllabili.
Uno di questi trasformò il suo movimento da autonomista-federalista-secessionista in centralista-governativo-imperiale. Non ho idea di come finirà il conflitto per l’egemonia a destra: con le maniere del pugnalatore Bruto nelle idi di marzo del 44 avanti Cristo, o con quella del pigliatutto Ottaviano.
Questa lettura è fantasticante e paradossale: sono il primo a convenirne. Ma è utile per stabilire che il fenomeno contemporaneo è curiosamente ripetitivo nella storia dell’animo nazionale, e oggi anche tragicamente nano.
Il commento ricevuto dall’amico di Bruxelles confronta le dinamiche e le tensioni internazionali con le tattiche e le incognite interne italiane le quali, come al solito, sono ripiegate sul nostro piccolo perimetro. E finiranno per minimizzarsi sul “meccano” della costruzione di un governo e sul “piccolo chimico” della produzione di una maggioranza incongruente.
UTILI PIDIOTI
Alcune segnalazioni successive al voto di domenica sono portatrici di risultati farseschi e strabismi furbeschi: la richiesta dei moduli per ottenere il reddito di cittadinanza; l’attrazione fatale di M5s per quel che resta dei democratici, fino a sabato definiti pidioti e corrotti; il desiderio di relazione di certa sinistra con M5s scordando che larga origine e ispirazione di quest’ultimo è di destra; l’ispirazione di M5s verso il leghismo salvinista; il salvinismo che guarda anche al Pd.
E pochi s’accorgono che tale rimestamento di sguardi - mimetizzato da eroica responsabilità verso il Paese spaesato - è una maniera per sbriciolare il Pd post renziano, polverizzare il residuo Berlusconi, palleggiare ad altri l’irrisolvibilità del problema.
Cioè, temo che dopo la campagna miracolistica, sia iniziato il tempo dei trapezisti acrobatici senza rete. Non ci restano che le scie chimiche.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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