«Serviva un accordo a tre ora nessuna garanzia»
Viano: il comitato dei cittadini contro l’ok del Comune alle stalle di Ferrarini «Così l’amministrazione potrebbe concedere in futuro altri ampliamenti»
VIANO. «Nuove stalle di Casola Querciola, il Comune di Viano è andato per la sua strada: la nostra condizione era un accordo trilaterale scritto, ma non siamo stati ascoltati. E ora non ci sono garanzie per il futuro».
C’è amarezza fra i rappresentanti degli abitanti di Casola Querciola e Cà Bertacchi dopo la decisione del consiglio comunale di Viano, che concede a due componenti della famiglia Ferrarini il permesso di costruire due aziende agricole. Nelle nuove realtà verranno allevate circa 440 mucche.
Si parla in totale di circa 6 mila metri quadrati di spazio occupato. I due nuovi complessi verranno realizzati nelle borgate, al confine fra Viano e Vezzano, in un’area già al centro di diversi contenziosi, sempre legati a stabilimenti agroalimentari del gruppo Ferrarini, che a Casola mantiene diversi spazi.
Due allevamenti da oltre 400 capi comporteranno, ovviamente, un traffico intenso di mezzi pesanti, e i residenti sono preoccupati, sia per l’impatto ambientale che per quello sul contesto turistico del Querciolese.
Il via libera del Comune di Viano è figlio di un accordo che impone diversi obblighi ai Ferrarini, chiamati a contribuire alla manutenzione delle strade locali.
Inoltre gli stabilimenti verranno edificati in una posizione più defilata rispetto a quella prevista in origine.
Il sindaco vianese Giorgio Bedeschi, parlando della scelta, ha poi sottolineato che gli impianti porteranno anche nuovi posti di lavoro.
Il malumore dei residenti però rimane forte, ed è esplicitato dall’avvocato Marco Soncini, il legale a cui è stato chiesto di seguire la vicenda.
«C’erano stati contatti fra le varie parti, prima della delibera che ha delocalizzato la stalla in un altro luogo, e noi avevamo posto una questione pregiudiziale: volevamo un accordo scritto, per noi la cosa più importante era un accordo trilaterale formale che ci vedesse coinvolti», racconta Soncini.
Così non è stato: «Il Comune ha fatto una propria delibera, mentre a noi stava a cuore un patto scritto che mettesse paletti chiari sulla durata dell’accordo, sulle condizioni da stabilire. Sarebbe stato un motivo di tranquillità, che ora non abbiamo; quello che ci spaventa è il principio del “piede nella porta”», continua l’avvocato.
Cosa intende? «L’azienda ha messo un piede nella porta, una volta che l’azienda agricola si sarà innestata non abbiamo garanzie e certezze che la situazione rimanga questa. Con l’attuale delibera, tutto dipende dal Comune, che potrebbe concedere, in futuro, degli altri ampliamenti», sottolinea Soncini.
L’accordo fra Comune e Ferrarini, riflette, di per sé è migliorativo rispetto al quadro precedente, ma rimane incerto nel suo carattere definitivo, non offre garanzie per il futuro. «Ora stiamo valutando le carte, poi vedremo se e come muoverci», conclude il legale degli abitanti di Casola Querciola e Cà Bertacchi.
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