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Sinistra sconfitta, le coop rosse aprono al Movimento 5 stelle

di Enrico Lorenzo Tidona
Sinistra sconfitta, le coop rosse aprono al Movimento 5 stelle

Nel dopo elezioni Lusetti di Legacoop archivia Renzi e apre a Di Maio. Cattabiani: «Dobbiamo parlare con chi governerà, Lega compresa, senza rinunciare ai nostri valori»

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REGGIO EMILIA  «È come se fosse caduto il muro di Berlino». Basta questa classica frase, sibilataci da un cooperatore, per far capire la portata dello stravolgimento politico scaturito dal voto del 4 marzo a Reggio Emilia. La vittoria di Movimento 5 Stelle e Lega ai danni di Pd e centro sinistra sta cancellando i riferimenti politici per le coop rosse, soprattutto nella nostra provincia, capitale del sistema.

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La storica cinghia di trasmissione e interscambio tra cooperative e politica locale si è inceppata e sta creando fibrillazioni. Le cooperative sono state fino a ieri la fucina che ha forgiato la classe politica locale. Dal 4 marzo, però, non si viaggia più con il pilota automatico. «Il gruppo dirigente del Pd è affare del Pd», mette le mani avanti Paolo Cattabiani, ex presidente regionale di Legacoop, ora amministratore delegato di Coop Alleanza 3.0, motore economico del sistema e socio di rilievo nella cassaforte Unipol.

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«Rispetto al quadro generale credo che l’Italia abbia bisogno di darsi in fretta un governo – taglia corto Cattabiani –. Essendo noi una parte sociale abbiamo il dovere di dialogare con chi governerà. Lo faremo rispettando i nostri valori, aprendo il confronto con il Movimento 5 Stelle. In realtà, poi, la cooperazione già da anni si confronta anche con la Lega in Lombardia dove era presidente Maroni e in Veneto con Luca Zaia».

Il problema, infatti, è più sotto il Po che sopra il Grande Fiume. La soluzione, per molti, è scendere dall’Aventino e aprire la porta a chi ha più seggi, Movimento 5 Stelle in primis, ai quali lo stesso Pd, nonostante la bastonata, comincia a guardare.

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La sensazione è che gli ex Ds, la vecchia guardia della cooperazione rossa, sia più propensa al dialogo. I renziani, soprattutto giovani cooperatori, sono invece più titubanti e preferirebbero vedere da lontano l'eventuale fallimento dei 5 Stelle.

A dar fuoco alle polveri, non c’è dubbio, è stato due giorni fa il presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, durante l’assemblea regionale dell’associazione a Bologna. Ha archiviato Renzi, con il quale «il dialogo è mancato», aprendo in maniera decisa a Luigi Di Maio e compagni, per i quali Lusetti ha speso parole benevole: «Di Maio è venuto da noi, ha dimostrato curiosità così come tanti altri politici e candidati. Siamo particolarmente contenti se chi fino a ieri ci ha attaccato con pregiudizi poi si è posto il problema di capire come siamo fatti, senza pregiudizi».

Col Pd renziano, quindi, la frattura è profonda. È anche vero che per molti cooperatori il voto è la bocciatura di un sistema sociale che a Reggio è connaturato nella cooperazione. Qui hanno agito le terribili crisi delle grandi coop delle costruzioni, come Coopsette e Unieco, crollate con distruzione di posti di lavoro e beffa per i soci prestatori. Ma sono mancate soprattutto le soluzioni. «Nel lavoro, nella vita, nello sport, negli affetti si può perdere, l’importante è non perdersi. Noi proveremo a non perderci» ha detto sempre dal palco delle coop rosse a Bologna il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che avverte la fibrillazione senza nascondere «il momento particolare» che si sta vivendo anche e soprattutto in Emilia-Romagna.
 

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