Il fiume Enza cresce Tutti col fiato sospeso
Brescello, a Lentigione tre mesi dopo l’alluvione si lavora per liberare l’alveo Pioggia e neve che si scioglie fanno paura. Pronti tremila sacchi di sabbia
BRESCELLO. Sotto la pioggia battente, tra acqua e melma, i passi sono incerti. Scivolare e trovarsi d’un colpo a terra è imprevedibile: c’è poco da dire “mettete i piedi dove c’è erba o sopra i rami”. Chi si offre, gentilmente, di guidarci, ne è consapevole e ripete più volte di fare attenzione porgendoci la mano.
Scendere a piedi lungo un argine in questa situazione è pericoloso, ma non vogliamo certo aggiungere una “briga” a chi, laggiù, lungo il letto del fiume, si sta dando da fare da ore.
Alla nostra destra, scendendo, sparisce alla vista il campo sportivo di Lentigione, che prima dominavamo dall’alto. Sul quadrilatero sportivo, reso impraticabile dall’acqua che affiora ovunque, campeggiano le insegne di un simbolo, non già solo un’azienda: Immergas. Proprio in questo punto del fiume c’è un grosso tappo di rami, tronchi, detriti e, sì, anche pezzi di plastica e rifiuti, che rischia di impedire lo scorrere dell’acqua. Due ruspe e gli operai dell’Aipo sono ancora al lavoro per rimuoverlo. L’intoppo ieri in mattinata – poi risolto già nel primo pomeriggio – è stato un guasto che ha fermato per qualche ora uno dei bracci meccanici.
La pioggia ha reso viscido il terreno, che, vicino al letto del fiume, rischia pure di franare sotto il peso di uomini e mezzi. Il lavoro in queste condizioni non è certo il più agevole e meno pericoloso. Ma non c’è tempo da perdere.
Tutta Lentigione è con il fiato sospeso. In queste ore di intensa pioggia che ingrossa l’Enza a preoccupare non è solo l’acqua che scende dal cielo. C’è uno spesso manto nevoso infatti che si sta sciogliendo, complice la pioggia, ma soprattutto l’innalzamento della temperatura, e ingrossa così ancora di più il fiume.
Non a caso gli occhi sono puntati sul livello idrometrico a Vetto che, via via che passano le ore, si avvicina sempre di più, fino a superarla, alla soglia di livello 1 o giallo (1,4 metri). Alle 16.30 a Vetto l’Enza ieri segnava già 1,54 metri. Mentre a Sorbolo eravamo alla stessa ora molto al di sotto della prima soglia (7,9 metri) con l’idrometro di questa località a 6,87 metri. Con un’onda destinata a scendere a valle e a ingrossarsi nel corso delle ore successive e della notte. Una sceneggiatura, purtroppo, già vista. Con una differenza: questa volta tutti sono in allerta.
Da ore, e fin dalla notte precedente con la preparazione di oltre tremila di sacchi di sabbia posizionati vicino all’argine, erano già al lavoro uomini e mezzi per mettere in sicurezza l’alveo del fiume, quando ieri è stato diramato un nuovo bollettino meteo dell’Arpa Emilia Romagna: il numero 41 del 2018. Ha esteso l’allerta arancione da mezzogiorno di ieri fino alla mezzanotte di domani: «Si confermano i quantitativi di precipitazione segnalati nell’allerta emessa sabato 10 marzo e che lo zero termico sarà superiore a 2000 m».
Un anno fa la situazione non avrebbe forse creato particolari allarmi, ma il 12 dicembre scorso la piena dell’Enza che ha rotto l’argine proprio qui, a Lentigione, provocando l’evacuazione di un’intera frazione e danni incalcolabili alle attività economiche, ha cambiato le carte in tavola. L’“anno X” lo definiscono i commissari prefettizi che, a Brescello, sono chiamati a gestire questa delicatissima situazione. Con un argine appena ricostruito e in fase di consolidamento la forza del fiume non può non fare molta paura.
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