«Ora so che cosa voglio diventare»
Sorpresa e dolore nelle parole dei ragazzi protagonisti del Viaggio
CRACOVIA. Il cuore del Viaggio sono gli studenti delle scuole della provincia di Reggio Emilia. Il percorso è pensato per loro, prevede tanti momenti preparativi ed altri di elaborazioni, nelle singole classi come in appuntamenti collettivi. Queste ragazze e questi ragazzi sono chiamati a vivere un’esperienza molto forte, dal punto di vista fisico e mentale, e hanno la possibilità di raccontarla e di ragionarne, tramite le pagine della Gazzetta e un diario di viaggio che ospita le loro voci.
Voci a volte incredule dopo le visite a Birkenau. «I nazisti hanno creato un inferno perfettamente funzionale e studiato in ogni minimo dettaglio. Vi hanno imprigionato e ucciso oppositori politici, ladri, disabili, ebrei, zingari, omosessuali. Alcuni di loro saranno stati gentili e altruisti, altri arroganti ed egoisti, altri ancora magari timidi proprio come me. Ma posti in quelle condizioni, costretti a morire o peggio, a vivere desiderando ogni giorno di poter morire, ai miei occhi sono tutti uguali, tutte persone e non pezzi, esseri umani che prima della deportazione avevano sogni, passioni, paure, una famiglia. Quindi tutti degni della mia compassione e del mio rispetto», racconta sempre Laura Tenuta della 4ªD del liceo Spallanzani.
Il momento più intenso lo ha vissuto alla fine, alla commemorazione collettiva a Birkenau conclusa come sempre dalla possibilità di lasciare dove si vuole un omaggio floreale individuale. «Non ho mai provato tante emozioni tutte insieme. Ero sconvolta mentre camminavo lungo le rotaie di Birkenau per cercare un piccolo spazio dove lasciare il mio fiore bianco; un gesto semplice ma il simbolo che anch’io ho avuto la possibilità di immaginare una piccolissima parte di ciò che quelle persone sono state costrette a sopportare», rivela.
Un fiore bianco che diventa una promessa per il futuro: «Scrivo per non dimenticare nulla, per tenere fissi nella mia mente ogni particolare e ogni dettaglio, la traccia indelebile di alcuni di quei volti che ho potuto vedere. Spero che un giorno rileggere queste parole mi aiuterà a ricordarmi che mai più dobbiamo combattere in nome dell’odio contro la diversità, ma in nome dell’amore e della pace, così forse il mondo sarà un posto migliore», assicura Laura.
Pensiero simile per Rita Benetti della 5ªS del Russell di Guastalla, contenta per aver affrontato il violentissimo impatto dei campi: «Questo viaggio mi ha aiutato a capire cosa voglio essere e cosa diventare, spero che tutto questo diventi reale dopo la fine di questo percorso. Questo percorso che abbiamo vissuto e visto può lasciare un segno di libertà e di emozioni forti, può servire per ricordarci come sia possibile arrivarci con le nostre gambe e dire: “c'è l'ho fatta fino alla fine di questa tappa”». (adr.ar.)
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