Gazzetta di Reggio

Reggio

In dieci anni Delrio ha perso 15mila voti

di Evaristo Sparvieri

Nella rielezione da sindaco, il ministro uscente prese 47mila preferenze. Per entrare in Parlamento si è fermato a 32mila

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REGGIO EMILIA . Da sindaco a ministro, dal 2009 al 2018, Delrio ha perso circa 15mila voti. Chi fa politica generalmente diffida dal confronto fra tornate elettorali differenti. Cambiano scenari, coalizioni e avversari. E, spesso cambia anche la legge elettorale, come nel caso di Politiche e Amministrative. Ma la scoppola rimediata dal Pd con il voto di domenica 4 marzo, che con 84.750 voti (29,2%) è stato scavalcato di un soffio come primo partito in provincia dal M5s, arrivato a quota 86.419 (29,4%), potrebbe aprire scenari inediti in vista delle prossime comunali cittadine. Soprattutto se, come spesso avviene, il traino nazionale comporterà ripercussioni anche sul voto locale. È ciò che è accaduto, a distanza di tempo e con saldo negativo, al ministro uscente e neo deputato, Graziano Delrio, uno dei pochi volti vittoriosi del centrosinistra nel tracollo del 4 marzo, il cui nome circola con insistenza fra gli ambienti del Pd come “reggente” nella segreteria del dopo Renzi.

La vittoria alle urne. Nel collegio uninominale cittadino – sommando anche Rubiera, Cavriago, San Martino in Rio e Correggio – Delrio ha ottenuto 44.672 voti, pari al 35,9%, contro i 35.262 della candidata M5s, Maria Edera Spadoni (28,4%) e i 32.014 della leghista Agnese Zaghi (25,7%). Distanze che restano sostanzialmente invariate anche nel voto di Reggio città: Delrio 32.628 voti (36%), di cui 2.375 solo al candidato e non alle liste che lo hanno supportato; Spadoni 24.966 voti (27,6%) di cui 1.204 solo alla candidata; Zaghi 23.971 voti (26,5%), di cui 407 solo alla candidata.

Il confronto col passato. È proprio il bacino dei 32mila voti presi dal ministro uscente a dover far allarmare ulteriormente il Pd reggiano in vista delle tornate elettorali del 2019, fra le quali le amministrative. Alle elezioni comunali del 12-13 giugno 2004, Delrio venne eletto sindaco a capo di una grande coalizione di centrosinistra che gli consentì di arrivare a quota 57.850 voti (63%), primo sindaco non comunista nella storia di Reggio. Il M5s non esisteva. La Lega del candidato sindaco Gabriele Fossa invece si fermò solo a 3.200 voti (3,5%). Nelle ricandidature al secondo mandato, generalmente, il sindaco uscente perde spesso un po’ del proprio consenso. È ciò che avvenne anche alle amministrative del 6-7 giugno 2009: Delrio venne rieletto sindaco con il 52%, pari a 47.742 voti, 15mila in più di quelli presi domenica: un bacino elettorale non molto distante da quanto preso dal suo successore, Luca Vecchi, la cui coalizione il 25 maggio 2014 raggiunse 46.674 voti (56%), contro i 14.141 di Norberto Vaccari del M5s (17%) e i soli 3.272 del leghista Gianluca Vinci (3.9%), fuori dalla coalizione di centrodestra guidata da Donatella Prampolini (11.013 voti, 13.3%) e domenica eletto parlamentare nel listino del Carroccio.

Verso il ballottaggio? Stando esclusivamente ai numeri, il 36% portato a casa a Reggio città da Delrio e dal centrosinistra non sarebbe sufficiente per una rielezione al primo turno del sindaco uscente, Luca Vecchi, qualora il Pd decida di puntare ancora su di lui per un secondo mandato. Secondo la legge elettorale per le amministrative, per una rielezione al primo turno, nei Comuni con più di 15mila residenti, è necessario che il candidato sindaco superi la soglia del 50% dei voti: una soglia che attualmente, dopo il voto del 4 marzo, non sarebbe raggiunta nemmeno con un’alleanza con Liberi e Uguali (LeU), il cui candidato – l’assessore Mirko Tutino – nella tornata elettorale delle Politiche si è fermato a 5.185 voti, pari al 5,73%. Pd, centrosinistra e LeU, di conseguenza, si fermerebbero al 42% circa.

L’attuale scenario cittadino. Rapporti di forza rivoluzionati in città proprio dal voto del 4 marzo, dove il Pd e il suo candidato forte, Graziano Delrio, oltre a perdere 15mila voti rispetto al 2009, escono sconfitti da oltre trenta delle 160 sezioni cittadine. Sono una dozzina le sezioni in città che hanno scelto la leghista Zaghi: dal centro, con i seggi 3 di Filippo Re (40.4 %) e 6 di Monte San Michele (41%), fino alle frazioni, come alla sezione 66 di Roncocesi (33.5%) e alla 154 di Cadè (39.9%). Il voto alla Lega è andato anche in una delle sezioni di via Veneri, la numero 113 (33.5%), strada spesso nell’occhio del ciclone per fenomeni legati all’immigrazione. L’altra sezione, la 114, invece è andata alla Spadoni del M5s (35.9%), che in totale esce vittoriosa in una ventina di sezioni cittadine. Fra queste, le frazioni di Bagno (38.2% nella sezione 109 e 34.9% nella sezione 110), Roncocesi (42.9% alla 130), Gavassa (35% alla 119), Sesso (40.9% alla 9), San Prospero Strinati (38.8% alla 128), San Bartolomeo (32.4% alla 142), Pieve Modolena (35.8% alla 18 e 35.7% alla 105). Tutte zone dove i dibattiti con toni accesi su infrastrutture e viabilità, ambiente e sicurezza sono all’ordine del giorno.

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