La grande paura ora è passata
Gli abitanti di Lentigione: «Questa volta non è successo nulla ma siamo stanchi di vivere in una tale situazione di tensione»
BRESCELLO. Scuola elementare chiusa, per l’allerta alluvione. Bar della piazza con le serrande abbassate: «Ma solo perché è il nostro giorno di riposo». La notte della grande paura è passata, Lentigione sonnecchia ancora e tira un respiro di sollievo.
Il ricordo dell’alba di tre mesi fa esatti, quando l’Enza ruppe gli argini e il paese fu invaso da tonnellate di acqua lurida e fango, è ancora vivo: gommoni lungo le strade, chiatte per il soccorso alle persone, gli elicotteri in cielo, scantinati, garage e primi piani sommersi. Solo un brutto ricordo, perché questa volta nulla di tutto questo è accaduto: il piano messo a punto per scongiurare il peggio, alla fine, ha funzionato; il torrente - nonostante la pioggia battente e la neve che in quota si è scolta per le alte temperature - si è comportato bene è non ha superato il limite di guardia. Nemmeno durante il picco di piena, tra dopo le 3,30 di ieri mattina, quando il livello dell’acqua al ponte di Sorbolo, ha raggiunto i 10 metri e 85 centimetri. A 11 sarebbe scattato il blocco della provinciale 62R che collega Brescello a Lentigione.
«Mio marito è rimasto fino alle 4 del mattino lungo l’argine per controllare la situazione» racconta Jessica Soldano, madre di due bambini, Mario di 4 anni e Alexandra di 10 che con lei si affacciano alla finestra di un appartamento al primo piano all’angola tra la piazza e via Imperiale superiore, il cuore del paese. «Di paura, questa notte, ne abbiamo avuta tanta – prosegue la donna – eravamo pronti a scappare ma per fortuna non c’è stato bisogno». L’alba del 13 dicembre scorso non è andata così: «Ci hanno salvati portandoci via di casa a bordo un gommone – ricorda Jessica – i bambini sono ancora sotto shock».
Di fronte abita Cosimina Azzinnare che vista la mala parata - l’allerta arancione, gli sms del Centro operativo comunale, la polizia municipale di Brescello che domenica sera, arrivata in forze a Lentigione, ha bussato porta porta per evacuare, in via preventiva, le persone più fragili, i disabili e i residenti in abitazioni al piano terra - si è messa, a notte fonda, a svuotare la cantina per evitare di dover buttare via tutto un’altra volta. «Questa volta non è successo niente di grave – dice – ma vivere così non è facile». «L’alluvione scorsa ho visto la mia 500 viaggiare come un treno, trascinata da quel fiume d’acqua, e andare a schiantarsi contro un albero – racconta – L’ho dovuta buttare via, ma questa volta la macchina nuova, non appena scattato l’allarme, sono andata a parcheggiarla in collina». Un “si salvi chi può” condiviso anche da Marco Saccani, parente dei titolari del bar Angelo dove domenica sera sono arrivati anche i commissari prefettizi da Brescello. «Un po’ di apprensione c’è stata – dice – Ci hanno avvisato dell’allerta con gli sms e quindi ci siamo preparati. Di certo, nulla in confronto all’altra volta che è stata davvero terribile». «L’hanno fatto apposta a farci prendere un’altra volta paura – è la convinzione di Elisa D’Orsa, per mano il nipotino Luigi di 4 anni, arrivata in soccorso della figlia Sabrina che abita poco distante dalla piazza, non appena scattata l’allerta – I ragazzi hanno prima accolto la suocera in casa, perché abita al piano terra, poi hanno passato la notte svegli. Davvero non se ne può più». Il grande rischio era che l’argine che ha ceduto lo scorso dicembre, distante poche decine di metri dal paese, rifatto a tempo di record ma ancora da consolidare, cedesse di nuovo trascinato via dalla forza della corrente.
Non è successo. «Ma è il motivo per il quale abbiamo iniziato il servizio di sorveglianza a partire da sabato pomeriggio, lungo questo tratto di argine, e proseguiremo i controlli fino a che l’allerta non rientrerà». Sono in tre, tutti volontari, una guardia ecologica, Edo Lusuardi, due della Protezione civile di San Venerio, Fabiola Pizzano e Giuseppe Diletto.
Camminano, per chilometri, sull’argine: sorvegliano il livello dell’Enza, le condizioni del tratto rifatto, controllano l’erosione, riferiscono in centrale e ripartono ancora per un altro giro di controllo.
È così da due giorni. L’area è stata suddivisa in due zone rosse che vanno dal ponte Sorbolo, al confine con la provincia di Parma fino al Ponte Coenzo.
Se in quel tratto il torrente l’Enza si comporta bene tutta l’area della Bassa ovest è salva.
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