Gazzetta di Reggio

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Bianello, scintille per l’abbattimento dei cinghiali

di Mauro Grasselli
Bianello, scintille per l’abbattimento dei cinghiali

Forze dell’ordine schierate, 5 animalisti bloccano tutto per ore poi i cacciatori cambiano ingresso e uccidono 12 animali

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QUATTRO CASTELLA. Alle cinque della sera – quando volge al termine la lunga battaglia ai piedi del castello del Bianello, dopo uno scontro degno dell’epica e della tauromachia di Federico García Lorca – sul campo restano 12 cinghiali. Ad abbatterli, una quarantina di cacciatori arrivati già di prima mattina, chiamati a supporto della polizia provinciale dopo l’ordinanza del sindaco di Quattro Castella, finalizzata a ridurre il numero degli animali, diventati troppo numerosi, pericolosi per gli automobilisti e responsabili del danneggiamento delle coltivazioni. Una operazione contrastata dagli animalisti e, più in generale, dal mondo ambientalista, perché i fucili vengono autorizzati a sparare non in un’area qualsiasi, ma dentro l’Oasi Lipu del Bianello, così come avvenne nel dicembre del 2016. Proteste arrivate anche in municipio: un centinaio le mail indirizzate al sindaco firmatario dell’ordinanza. «Ho risposto a tutti – assicura il sindaco Andrea Tagliavini – e sono disponibile ad incontrarli per spiegare le ragioni dell’abbattimento. Non è accettabile questo boicottaggio, e chi abita qui lo sa bene che i cinghiali fanno tantissimi danni all’agricoltura e rappresentano un pericolo per le strade, tra incidenti fatti e scampati. Dai documenti ricevuti dalla Provincia, in base ai quali ho emesso l’ordinanza, sono stimati 200 cinghiali dentro l’oasi. Animali che danneggiano anche l’oasi stessa, visto che ci sono fiori e piante protette».

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CINQUE CONTRO 40. Già venerdì scorso – prima delle due giornate di caccia autorizzata al cinghiale – l’operazione era stata contestata da un animalista, che aveva affrontato uno ad uno i cacciatori intenti a salire verso il Bianello. A fine giornata, erano stati nove i capi abbattuti. Ieri mattina gli animalisti erano cinque, tutti arrivati da fuori provincia; tutti “professionisti” della contestazione animalista. Nel piazzale della chiesa i cacciatori sono una quarantina, pronti a cominciare la battuta. I 5 animalisti vengono avvicinati dalle forze dell’ordine e denunciati per aver disatteso l’ordinanza e ostacolato la battuta di caccia.

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IL QUINTO DELLO STIPENDIO. Ma la situazione resta bloccata per diverse ore: una situazione di stallo che rappresenta una vittoria per gli animalisti. I quali, già dalle prime ore del mattino, raggiungono l’oasi e, di fatto, impediscono ai cacciatori di entrare in azione. I carabinieri parlano con gli animalisti, che però sanno bene cosa possono fare e, soprattutto, cosa non possono fare i cacciatori e le forze dell’ordine.

«Una parte del mio stipendio lo giro direttamente al mio avvocato», dice sorridendo uno degli animalisti per chiarire che lui e gli altri di certo non si spaventano per una denuncia. Una sorta di “quinto dello stipendio” devoluto alla Causa animalista.

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COME IN UN FILM. Nel frattempo, il piazzale della chiesa si affolla anche di forze dell’ordine: oltre alla polizia provinciale, ci sono i carabinieri forestali, la polizia municipale e i carabinieri, oltre ai tecnici della Regione e al sindaco. Si alza una voce: «Sta arrivando anche la Digos».

I cinque animalisti scendono dal colle matildico e si fermano all’ingresso dei prati del Bianello, accanto al ponte sul rio da cui parte la strada bianca che porta al castello. I cacciatori ipotizzano la presenza di altri animalisti, rimasti a presidiare l’oasi. Ma nessuno ne ha la certezza. E tutto resta immobile, come in un set cinematografico, con la parrocchiale di Sant’Antonino da una parte e il castello di Bianello dall’altra; i cacciatori nel piazzale della chiesa e i cinque animalisti a pochi metri, al di là della strada, accanto ai pilastri del cancello da cui parte il viottolo bianco che porta al castello.

TUTTI AL VEGANO. Alle 12.50 sulla scacchiera castellese tutto resta immobile: gli animalisti non si schiodano, quindi i cacciatori non possono entrare in azione. Un po’ per dare sfogo alle pulsioni interiori, un po’ per ingannare il tempo, dai due lati della strada – pochi metri, ma in realtà un fossato profondo che divide due mondi inconciliabili – arrivano gli sfottò. «Allora ragazzi – urla un animalista ai cacciatori – vista l’ora, andiamo tutti a mangiare. Ma al ristorante vegano! Certo che con quelle pance... Forse non siete molto vegani».

I cacciatori non reagiscono, ma le facce dicono molto più delle parole. Facce da «te lo diamo noi il vegano, se solo si allontanano le forze dell’ordine». E non reagiscono, i cacciatori, perché sono stati ampiamente catechizzati. Perdere la pazienza e alzare in fucile comporterebbe una denuncia per minacce, e significherebbe anche dire addio al fucile per qualche anno, in attesa dei “chiarimenti”.

Non reagiscono, ma le battute non mancano, soprattutto nei confronti della ragazza che fa parte del quintetto animalista.

LA SCACCHIERA E I MARINES. Nel mezzogiorno di sole tiepido, qualcosa sembra muoversi quando emerge che un paio di animalisti non hanno con sé i documenti d’identità. Un cacciatore: «Anche se ne portano via due per identificarli, restano gli altri tre». Già. Dalla scacchiera verrebbero a mancare due pedoni, ma i cacciatori rimarrebbero sotto scacco, perché la battuta di caccia non potrebbe partire. Alle 13.05 arriva anche il comandante della polizia provinciale. «Manca solo l’elicottero dei marines», sibila un cacciatore. E se non è una suggestione collettiva, il rumore di un elicottero ad un certo punto lo si sente per davvero.

LA MOSSA DEL CAVALLO. Alle 14, quando ormai si punta più sul richiamo della tavola che sulla trattativa fra le parti, i cacciatori montano sui loro fuoristrada e se ne vanno in fila indiana. Uno coglie di sorpresa gli animalisti e varca il cancello; gli altri vengono bloccati dagli animalisti, quindi si allontanano lungo via Marconi. Ma è un trucco, perché le doppiette, trovato un altro ingresso, ricompaiono dentro l’oasi e cominciano a sparare. E’ la mossa del cavallo, che questa volta consente ai cacciatori di sparare, seppure per solo due ore: 12 cinghiali abbattuti, che con i 9 di venerdì fanno 21. Il Comune annuncia che non serviranno altri abbattimenti.

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