«L’Appennino non ha più voce»
Per Giovanelli e Bini l’assenza di rappresentanti locali in Parlamento è un rischio
CASTELNOVO MONTI. Una difficoltà per il territorio. Così commentano l’assenza dopo tanti anni di un parlamentare dell’Appennino, segnalata nei giorni scorsi dalla Gazzetta di Reggio, gli esponenti politici locali.
A partire da chi in Parlamento c’è stato, e a lungo, come il presidente del Parco nazionale ed ex senatore Fausto Giovanelli: «È vero che i tempi sono diversi, ma è inutile nascondere che è una perdita non avere più una voce della montagna a Roma. Persone come Marconi, Lusoli, Leana Pignedoli, tralasciando ovviamente il sottoscritto di cui non posso commentare, o anche Giuseppe Medici che pure non era nativo del territorio, hanno fatto molto per l’Appennino. Ora – riflette Giovanelli – si pone la necessità di trovare nuovi modi per esprimere la rappresentatività territoriale, anche senza un parlamentare. Ad esempio attraverso l’unità dei sindaci, al di là dell’appartenenza politica, o il dialogo tra territori appenninici di diverse province, e anche una maggiore partecipazione diretta dei cittadini che oggi, con strumenti nuovi, è assolutamente possibile. Sarà importante riuscire a farlo – conclude l’ex senatore – perché non si è mai parlato tanto di sviluppo dei singoli territori come se ne parla oggi: è segnale anche di una forte competitività e necessità di tenuta socio economica per mantenerli vivi».
Anche Enrico Bini evidenzia i possibili problemi dalla mancanza di interlocutori che portino le istanze in Parlamento: «È senza dubbio un tema serio, forse sottovalutato dai partiti in fase di designazione delle candidature. Ci troviamo ad affrontare un impegno sicuramente più gravoso che in passato per mantenere servizi che fino a qualche anno fa davamo per scontati, e portare fino al livello nazionale le situazioni problematiche con cui ci confrontiamo ha una grande importanza: pochi giorni fa, ad esempio, abbiamo discusso in consiglio comunale un documento, approvato, attraverso il quale chiedere la revisione dei parametri numerici per il mantenimento dei punti nascita nei territori decentrati. Quello del mantenimento di servizi legati al numero dei residenti o degli utenti – prosegue – è un tema che si pone anche per altri servizi, e che crediamo vada assolutamente rivisto. Porteremo questo tema all’attenzione del governo anche attraverso la federazione delle Aree interne di cui facciamo parte, ma ovviamente – coclude – non avere un parlamentare dell’Appennino che ci accompagni in queste richieste è solo un esempio di questa minore rappresentatività».
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