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Lo sciopero dei penalisti

Lo sciopero dei penalisti

Riforma penitenziaria, avvocati fermi ieri e oggi a Reggio 

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REGGIO EMILIA. Aule deserte e una raffica di rinvii nelle uniche due sedute di udienza. Si presentava così, ieri, il Tribunale di Reggio Emilia, come diretta conseguenza della due giorni di sciopero degli avvocati penalisti che si concluderà oggi: anche nella giornata odierna rischiano di saltare gran parte dei processi calendarizzati.

A Reggio l’adesione, da parte degli iscritti alla Camera Penale – un centinaio, ma possono astenersi anche i legali non iscritti – è stata massiccia e l’attività si è di fatto fermata. Ad eccezione degli avvocati impegnati nel maxi processo Aemilia, che si è svolto regolarmente nell’aula bunker.

I penalisti hanno incrociato le braccia per una protesta indetta a livello nazionale dall’Ucpi (unione camere penali italiane) come forma di protesta per la mancata riforma dell’ordinamento penitenziario.

Ieri si è svolta a Roma una manifestazione nazionale, con i vertici dell’Ucpi che hanno rivolto un «forte richiamo» al governo affinché rispetti i «propri impegni» e approvi, «prima dell’oramai prossima scadenza», il testo della riforma dell’ordinamento penitenziario già sottoposto al vaglio del Consiglio dei Ministri.

Il governo Gentiloni aveva fatto passare il piano svuotacarceri voluto dall’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, ma mancano all’appello i decreti attuativi della legge delega che, fatti slittare al post elezioni, ora rischiano di far naufragare la riforma. Una riforma articolata e definita epocale dal pool di magistrati, avvocati e docenti di diritto che l’hanno approntata, ma che ha suscitato le critiche delle associazioni delle vittime. La novità principale consiste nell’innalzamento della soglia per la sospensione della pena, da 3 a 4 anni: chi riporterà condanne inferiori ai 4 anni non andrà mai dietro le sbarre. I vari capitoli del piano, nell’ottica di una riduzione della popolazione carceraria, prevedono l’allargamento della platea di chi potrà ottenere misure alternative alla detenzione. Saranno esclusi da questi benefici i condannati per terrorismo e per associazione a delinquere di stampo mafioso. (am.p.)

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