Artoni, 620 addetti chiedono gli arretrati
Udienza sul passivo da 90 milioni vantato da 1.611 soggetti: tra i creditori esclusi i titolari che reclamano i compensi in cda
REGGIO EMILIA. Stanno aspettando da mesi tre stipendi arretrati, il tfr e diversi contributi previdenziali. Sono i 620 lavoratori transitati nella Artoni Trasporti di Guastalla, il colosso reggiano della logistica finito in amministrazione straordinaria. I lavoratori, in proprio o rappresentati da sindacati o legali, hanno fatto istanza per l’insinuazione del mastodontico passivo che ha causato uno dei crac più fragorosi degli ultimi anni a Reggio Emilia.
Un totale di richieste per 113 milioni di euro tra crediti privilegiati e chirografari, compresi nel progetto del commissario straordinario Franco Maurizio Lagro, che ha escluso crediti per oltre 22 milioni. Tra quelli esclusi ci sono anche 195mila euro, compensi arretrati chiesti da Anna Maria Artoni per aver rivestito la carica di vice presidente del consiglio di amministrazione di Artoni Trasporti spa dal 17 dicembre 2007 al 15 maggio 2017.
Stessa storia per il patron Luigi Artoni, che aveva rivestito la carica di amministratore unico della società dall’11 dicembre 2006 al 17 dicembre 2007, nonché la carica di presidente del cda dal 17 dicembre 2007 sino al 2 maggio 2017, periodo nel quale aveva maturato compensi per complessivi 182mila euro. Come detto, però, il commissario ha escluso i quasi 400mila euro in questione, perché si è riservato di valutare i presupposti di legge ai fini di una potenziale azione di responsabilità verso gli esponenti della società (leggi articolo accanto).
Ieri, nell’aula 6 del tribunale di Reggio Emilia, è stato quindi il giorno dei dipendenti comparsi davanti al giudice Niccolò Stanzani Maserati per l’esame del documento che mette in fila 1.611 soggetti che hanno affermato di vantare un credito nei confronti dell’azienda. Altre due udienze sono già state fissate nelle prossime settimane, per lasciare spazio alle banche e ai fornitori che vogliono insinuarsi nella procedura con la quale dovrebbero tornare in possesso dei crediti vantati dopo il crac dell’azienda.
La procedura è assai complessa, anche perché coinvolge tutto il gruppo industriale Artoni, compresa la Artoni Group spa, in capo alla quale c’erano le proprietà e gli immobili che sono ora oggetto di interesse da parte di compratori. Il commissario deve infatti valorizzare il patrimonio e cederlo al migliore offerente per poter poi pagare le centinaia di creditori.
L’attività dell’azienda è già stata oggetto di un affitto di ramo d’azienda. Nel 2017 sono passate di mano 14 filiali ai concorrenti della Fercam, che vedrà scadere il suo contratto a fine marzo 2018.
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