Gazzetta di Reggio

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«Il sistema Emilia non è affatto finito»

di Evaristo Sparvieri
«Il sistema Emilia non è affatto finito»

Volta, presidente Legacoop Emilia Ovest, sul voto del 4 marzo: «Il M5s a Reggio? Nessun contatto, ma per il dialogo ci siamo»

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REGGIO EMILIA. «Fallimento del sistema Emilia? Secondo me, no. Il sistema Emilia non è solo nel rapporto tra cooperazione e politica. C’è il welfare, c’è la sanità e c’è soprattutto un modo di fare insieme che, rosso o verde che sia, non è terminato. Se fosse così sarebbe un problema serio, da risolvere alla svelta. Ma è chiaro che la classe dirigente di cui faccio parte, che ha sempre gestito questo territorio, deve farsi delle domande». Cita il governatore, Stefano Bonaccini, che nel definire la sconfitta elettorale del centrosinistra ha commentato: «Capita di perdere, ma non bisogna perdersi». Ma, nello stesso tempo, non nasconde forti preoccupazioni, «perché il Paese ha bisogno di un governo operativo ed efficace subito. E perché auspico che ci sia il prima possibile una grande azione politica che accorci la forbice fra ricchi e poveri. Chi lavorerà per questo obiettivo ci troverà al suo fianco». Il voto di domenica 4 marzo, con la vittoria anche a Reggio del M5s, diventato primo partito in provincia, sembra aver spazzato via decenni di riferimenti. Compresa quell’Emilia rossa cresciuta all’ombra del rapporto tra cooperazione e centrosinistra, entrambe in una fase di profonda crisi. E mentre a livello nazionale da Legacoop sembrano aver già individuato proprio nel M5s nuovi interlocutori, mettendo in soffitta l’esperienza renziana e bollandola di fatto come fallimentare, il presidente Legacoop Emilia Ovest, Andrea Volta, delinea un’analisi differente: «I governi Renzi-Gentiloni hanno fatto diverse cose positive. Mi riferisco ad esempio al taglio dell’Irap sul costo lavoro, al reddito di inclusione. E mi riferisco anche a tutto il discorso, che esula dal mio ruolo, sui diritti civili, che erano al palo da tempo. C’è stata una riforma del terzo settore, che in parte è stata utile. Senza dimenticare la riforma del prestito sociale. Ora confido in Mattarella, nella sua saggezza: la piccola ripresa c’è, ma bisogna agganciarla. Se il Paese sta fermo troppo a lungo rischia di perdersi. E non va bene».

Volta, l’Emilia e anche Reggio – patria della cooperazione rossa – con il voto delle Politiche si scoprono tinte dal giallo M5s e dal verde leghista. Si aspettava una batosta del genere per il centrosinistra?

«Se sto all’Emilia occidentale, che è la nostra area, in realtà io trovo a Piacenza un sindaco indicato dal centrodestra, con cui collaboriamo, ci confrontiamo e magari a volte discutiamo, come è normale che sia, facendo quello che è giusto fare. A Parma abbiamo un’esperienza prima grillina, poi originale, con un sindaco con cui stiamo collaborando bene, con franchezza e con un ascolto reciproco importante, così come a Reggio collaboriamo molto bene con una giunta e un sindaco in chiave Pd. Il nostro ruolo, che è quello della rappresentanza, ci mette nella posizione di confrontarci con tutti coloro che sono al governo. Nelle città, nelle Regioni e nel Paese. È il nostro dovere: fare l’interesse delle aziende cooperative».

Non si può negare, tuttavia, che i vasi comunicanti di cooperazione e centrosinistra sembrano usciti a pezzi dalle urne, rischiando di aprire scenari inediti dopo anni in cui i due mondi erano a stretto contatto. Anche senza voler citare le celebri porte girevoli...

«Il movimento cooperativo ha una storia evidente e di cui sono orgoglioso. Ci dà valori che portiamo avanti, che vogliamo far conoscere e, se possibile, far valere. Le polemiche sulle porte girevoli francamente non mi interessano. Credo semplicemente che un’associazione di categoria debba confrontarsi con chi governa».

Non crede, quindi, che sia arrivata la fine di un’epoca? In fondo qui a Reggio i vostri principali interlocutori sono del Pd. Non è in fondo questo il sistema Emilia?

«Io spero che il rapporto con il Pd di Reggio continui ad essere ottimo e farò di tutto perché continui ad esserlo. Ma non credo che il sistema Emilia si possa solo ricondurre al rapporto tra cooperazione e centrosinistra. Credo che il sistema Emilia sia una modalità, che a Reggio è molto forte, del fare insieme, ascoltare tutti e poi, quando è giusto e quando è ora, si decide. Io sono sereno rispetto ai nostri rapporti con le forze politiche in generale. Ci siamo sempre confrontati con tutti, abbiamo una grande attenzione all’ascolto e poi, certo, diciamo quello che pensiamo senza rinnegare la nostra storia e i nostri valori. In questi tre anni e mezzo è così che ci siamo mossi. I ragionamenti legati alle forze politiche credo sia corretto e rispettoso lasciarli all’interno dei loro dibattiti».

Ma il tracollo delle coop di costruzione ha pesato nella scelta dell’elettorato di abbandonare il centrosinistra?

«È evidente che la crisi delle coop di costruzione a Reggio ha avuto un impatto sulla nostra storia e sui nostri valori, che si basano soprattutto su fiducia e reputazione. Ed è chiaro che quando grandi aziende cooperative, che hanno fatto il bene del territorio e dei cittadini, tradiscono territorio e cittadini con queste liquidazioni e con queste difficoltà, creando disoccupazione e problemi sul prestito sociale, ci vuole un lavoro difficile e complesso per ricostruire la fiducia. È un po’ come avviene nella vita. Questa è davvero la sfida che noi abbiamo nella nostra area, in modo evidente. Francamente, però, se questo significhi qualcosa in via diretta per il centrosinistra non lo saprei dire».

Di certo un boom di voti è andato al M5s, dove non hanno mai risparmiato frecciate alla cooperazione rossa. Come sono i rapporti con loro qui a Reggio?

«È vero, abbiamo subito da loro molti attacchi, soprattutto a livello regionale. Attacchi che non dimentichiamo. Non è che abbiamo perso la memoria, ma questo non significa che non si possa costruire un dialogo, facendoci conoscere un po’ meglio per quello che siamo. A Reggio i rapporti vanno costruiti, se c’è questa disponibilità. Da parte nostra non ci sono preclusioni. Ma devo dire che i rapporti sostanzialmente ora non ci sono».

L’esperienza renziana nel Pd, per ora, sembra archiviata. E fra le critiche mosse dai vertici nazionali di Legacoop c’è quella di aver disarticolato completamente i corpi intermedi. È d’accordo?

«Francamente penso che la crisi dei corpi intermedi sia più antica e profonda di questo segretario. Secondo me viene da più lontano rispetto al 4 marzo. Ed è un fenomeno di cui abbiamo tutti ragionato. Lo si vede dalla crisi della rappresentanza, dalla crisi del sindacato e delle associazioni di categoria. Credo che sul ruolo dei corpi intermedi si debba stare molto attenti a farne a meno. Ne va della gestione della rappresentanza e quindi la stessa democrazia».

Ma la cooperazione può avere un ruolo nella ricostruzione del centrosinistra in Emilia? Oppure i riferimenti storici sono inattuali?

«La cooperazione può avere un ruolo per ripartire in termini di società e collettività, in generale. Per il solo centrosinistra non credo: ci sono 12 milioni di soci in Italia. È chiaro che non tutti votano nello stesso modo, per fortuna. Spero che fra questi ci possano essere persone che si impegnano per il bene comune. Non credo che però ci siano riferimenti impossibili. Noi dobbiamo essere al fianco di chi si impegna per il bene comune. La cooperazione è un pezzo importante del bene comune. La nostra storia ci dice che lo abbiamo fatto con parti chiare delle politica. Ma noi siamo qua, con tutti quelli che vogliono confrontarsi con noi per fare il bene della nostra gente».


 

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