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«L’uomo resti lontano dai lupi»

«L’uomo resti lontano dai lupi»

Un esemplare trovato morto a Casina. Reggioni: «Non lasciate cibo incustodito»

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CASINA. Ha radunato un capannello di persone davanti al Consorzio agrario, il corpo di quello che sembra essere un lupo, senza grossi margini di dubbio. L’animale è stato rinvenuto ieri mattina lungo la statale 63, a ridosso del centro abitato di Casina. L’ipotesi più probabile è che sia stato investito da una automobile. Un episodio che dimostra ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, la sempre maggiore prossimità di questo predatore anche ai centri abitati principali. Un fenomeno che non necessariamente deve incutere timori per le persone, ma che va tenuto in considerazione.

La zona della statale 63 in prossimità di Casina, tra l’altro, comunica con la valle del Tassobbio, dove è risaputo da tempo che si aggirano diversi lupi. Nei mesi scorsi questi animali sono stati protagonisti di predazioni notturne di cani domestici lasciati nei cortili, ad esempio a Leguigno.

Il rinvenimento di ieri mattina è stato segnalato al Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e, in particolare, a Willy Reggioni, che da anni segue i progetti di studio sulla presenza del lupo in Appennino. Lo stesso Reggioni, poco tempo fa, aveva avuto modo di tracciare un quadro di questa presenza, che a volte può anche essere involontariamente alimentata dai residenti del territorio. Sul tema delle predazioni di cani domestici in prossimità delle abitazioni e dei frequenti avvistamenti di lupi anche a distanze ravvicinate a centri abitati o abitazioni di campagna, Willy Reggioni propende per la presenza di esemplari puri della specie lupo, piuttosto che di animali frutto di ibridazione con i cani, e che da ciò derivino i comportamenti descritti. «I dati rilevati dalle indagini genetiche che il Wac (Wolf Apennine Center) fa realizzare su soggetti catturati o su campioni biologici raccolti nel territorio (che saranno effettuati anche sull’esemplare di Casina, ndr) hanno rilevato che il problema dell’ibridazione purtroppo esiste anche in Appennino settentrionale, ma che in realtà si tratta di ibridi introgressi, ovvero di animali appartenenti a generazioni molto successive a quella che deriva dall’accoppiamento tra un cane e una lupa. Si tratta pertanto di un problema che attiene esclusivamente alla conservazione del patrimonio genetico del lupo puro, che è frutto dell’evoluzione naturale e che rischia di essere compromesso».

«Per quanto riguarda il comportamento di questi animali ibridi – prosegue Reggioni – va detto che, crescendo nel branco, acquisiscono in tutto e per tutto abitudini ed atteggiamenti macroscopici tipicamente da lupi. Ciò che va però attentamente monitorato è il comportamento dei lupi in contesti fortemente antropizzati e quello delle persone che in questi contesti vivono».

Il tema della confidenzialità e dell’avvicinamento alle abitazioni troverebbe infatti origine piuttosto in alcune pratiche umane che hanno per conseguenza quella di attirare gli animali in contesti antropizzati, dove questi ultimi avrebbero accesso facile a risorse alimentari che il lupo non disdegna affatto ma, al contrario, impara opportunisticamente ad utilizzare.

«È questo fenomeno, chiamato “abituazione”, quello su cui dobbiamo concentrare le forze per scongiurare incidenti. È vitale mantenere la distanza tra noi e il lupo, quella diffidenza che la famiglia trasmette alla prole assieme a tutte le altre “istruzioni” per la sopravvivenza e che almeno negli ultimi duecento anni ha portato a zero gli episodi di aggressione verso di noi. Dobbiamo evitare di avvicinarli, invece si osservano situazioni in cui persone, consapevolmente o inconsapevolmente, alimentano i lupi, a volte direttamente, a volte lasciando cibo incustodito. Anche la pratica dei cani alla catena di notte – conclude Reggioni – senza sorveglianza o alcuna forma di protezione, pratica peraltro vietata dalla normativa regionale, è assolutamente da evitare». (l.t.)

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