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L’autista del bus si difende «Non sono stato io»

L’autista del bus si difende «Non sono stato io»

Ieri l’esame del dipendente di Seta imputato per la morte di Sylvester Agyemang «Non ricordo e non mi sono accorto di nulla: resto convinto di non avere colpe»

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REGGIO EMILIA. «Lavoro ancora oggi sugli autobus di Seta e sono ormai 10 anni che faccio l’autista, senza mai aver avuto incidenti. Non mi sono reso conto che l’autobus dell’incidente fosse il mio. Io ancora oggi sono convinto signor giudice di non essere stato io».

Sono le parole accorate proferite ieri in tribunale da Giuseppe Picone, autista di Seta (difeso dagli avvocati Alessandro Sivelli e Nicola Tria) imputato per la morte di Sylvester Agyemang, lo studente di 14 anni rimasto impigliato con la cartella nella maniglia dell’autobus e deceduto per aver battuto la testa alla fermata dell’autobus in viale Piave a Reggio il 13 gennaio del 2014. Una tragedia che vede imputati per omicidio colposo l’autista del bus, l’ex amministratore delegato di Seta, Filippo Allegra, e il responsabile dell’autofficina di manutenzione Maurizio Coli.

Picone è stato indagato quattro mesi dopo l’incidente mortale, per il quale inizialmente era invece stato indagato un altro collega, stretto amico di Picone. Un errore in fase di indagine che aveva portato al sequestro dell’autobus sbagliato, mentre quello dal quale era sceso in malo modo morendo il giovane studente, continuava a girare per le strade di Reggio e provincia. «Ancora oggi ci ripenso – ha detto ieri Picone al giudice Sarah Iusto – la tensione è tanta quando passo su quella fermata. Io sono convinto di non essere stato io, al 100%».

L’inquinamento probatorio dovuto all’individuazione inizialmente errata dell’autobus, porta diverse incognite nel processo. Ieri è stata quindi una giornata chiave con l’esame dell’imputato, che ha ribadito a più riprese di non ricordare nulla di quel giorno. «Ricordo solo che sono tornato nel deposito di via del Chionso e c’erano i vigili. Ho chiesto ai colleghi cosa fosse successo e mi hanno raccontato dell’incidente mortale e a che collega era capitato. Mi spiaceva molto. Poi ho ripreso il mio regolare servizio. Sono tornato a casa consapevole di non essere stato io e lo sono ancora».

Il pm Stefania Pigozzi ha fatto vedere però una segnalazione fatta da Picone nel giorno dell’incidente: «Me ne ricordo solo perché ho letto gli atti – dice l’imputato – venne una ragazza che mi disse “Guarda che hai qualche problema alla porta dietro”. Io mi fermai in sicurezza in direzione via Cisalpina. Andai dietro e vidi che la porta era aperta 4 centimetri. L’ho spinta la porta era tutta a posto. La manopola d’emergenza era già armata, era in posizione ottimale e caricata ad aria». Poi la recriminazione: «Ancora oggi, se ci sono troppi studenti, non vediamo bene con le telecamere. E ancora oggi i ragazzi forzano le porte per scendere da soli».

Enrico Lorenzo Tidona

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