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«Il segreto del successo? Eravamo una famiglia»

«Il segreto del successo? Eravamo una famiglia»

Dal primo ingegnere assunto all’organizzatore della riuscita cena di giovedì Ecco i ricordi di chi ha visto nascere, crescere e diventare grande l’azienda

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REGGIO EMILIA. Quando entra nel salone del centro sociale Buco Magico è per tutti ancora l’ingegnere. Gian Paolo Manzini dal 1960 è stato il primo ingegnere della F.lli Brevini, lavorando fianco a fianco con Luciano e Renato, ai quali poi dopo qualche anno si è aggiunto l’altro fratello Corrado. È a lui che l’organizzatore della serata, Liseo Spagni, che ci indirizza. Inizialmente Liseo Spagni aveva l’intenzione di dare appuntamento a tutti tra un paio d’anni, ma a fine serata la decisione è stata quella di ritrovarsi tra un anno e, nel frattempo, raccogliere foto e documenti per costruire una sorta di piccolo archivio. Per farlo potrebbero partire proprio dalla prontissima memoria dell’ingegnere, che è stato in azienda dal 1972 al 2008 e aveva la matricola n°41, quando i dipendenti totali dell’azienda, nel frattempo diventata un gruppo industriale, erano oltre 2.000.

Ci racconta di quando la sede era ancora nei due garage di via Fantuzzi 3: «Venne montato un solo tornio, ma mancava ancora la corrente e i due fratelli decisero di tagliare a mano le lunghe barre di acciaio per fare i riduttori», ricorda.

E se gli si chiede il segreto del successo della F.lli Brevini, non esita rispondere che «i due fratelli avevano chiaro in testa l’idea di avere un buon prodotto e la necessità di venderlo subito anche all’estero. Ma il segreto vero era: lo spirito di umanità che si respirava in azienda».

Liseo Spagni, che in azienda c’è stato dal 1975 a pochi anni fa, tra un saluto e un abbraccio fatica a fermarsi per dirci che «Luciano Brevini non si è mai dimenticato di essere nato operaio, che si era fatto a solo e che aveva la capacità di coinvolgere tutti». È lui che ci racconta che fino al 1980 alla Brevini, che è la storia di un piccolo miracolo italiano, «non sono mai stati fatti scioperi aziendali. Perché non servivano erano Luciano o Renato che anticipavano la conclusione della vertenza».

«Era una grande famiglia – sintetizza Luciano Miari – ed ho visto l’azienda crescere costantemente fino a una decina di anni fa, quando poi sono cambiate un po’ le cose».

Chi è stato tra i primi a essere assunto è stato Wilmer Magnanini, matricola n°36. Entrato nel1972 per uscirne nel 2006, dice con l’orgoglio di chi è partito come apprendista e ha finito al marketing, che la «sua è stata una vita in azienda. Appena finito il militare mi sono licenziato dalla Bertolini Macchine Agricole per entrare in Brevini che per me è stata davvero come una famiglia. Fin che ci sono stati i dirigenti storici le cose hanno marciato perché sapevano cosa producevamo. La fortuna della Brevini è stato l’export. Quando sono uscito avevamo 26 filiali nel mondo». Mario Lodi è entrato in Brevini, poi è andato alla Fiat prima di rientrare a Reggio. Un’esperienza che gli ha consentito di toccare con mano «la differenza abissale tra un’azienda tutto sommato familiare come la Brevini, nella quale dovevi fare i conti con i titolari che ti trovavi tutti i giorni in ufficio e una realtà piramidale come la Fiat».

Chi ha trascorso 42 anni in Brevini è Marinella Lusuardi, uscita da un anno dopo essere stata premiata anche come Maestra del Lavoro. Anche per lei che ha lavorato a lungo a stretto contatto con Renato «la Brevini è stata sempre una grande famiglia» e di Renato ricorda «soprattutto la grande umanità», ma sottolinea anche come «la Brevini fosse un’organizzazione tutto sommato maschilista. Quando sono uscita c’erano solo due donne nei quadri aziendali». (r.f.)

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