Gazzetta di Reggio

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L’abbraccio antimafia al tribunale di Reggio

di Nicole Nasi
L’abbraccio antimafia al tribunale di Reggio

Iniziativa di Libera e altre associazioni in vista della Giornata della memoria delle vittime delle mafie

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REGGIO EMILIA. Qualche anno fa quando si parlava di mafia si pensava immediatamente ai territori del sud Italia, come Scampia e Palermo. Oggi quella parola riecheggia anche nella nostra città, soprattutto nell’aula speciale che ospita il processo Aemilia. Libera, l’associazione che lotta da anni contro la violenza delle cosche, insieme ad Avviso Pubblico, Istituto Cervi, Anzi e associazione Papa Giovanni XXIII, in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil e il Comune di Reggio, si sono riuniti ieri mattina proprio davanti al Palazzo di Giustizia per un simbolico abbraccio, che sottolinea come questo luogo stia assumendo sempre più un ruolo centrale nella vita democratica della città. I membri delle associazioni, i cittadini e gli studenti della 4B e 4C dell’Istituto “Filippo Re” hanno compiuto una sfilata lungo il perimetro dell’edificio fino al poligono di tiro adiacente, altro luogo simbolo del valore della memoria perché sede di eccidi di partigiani ed oppositori al regime fascista, per poi fare brevi interventi e leggere 900 nomi di vittime innocenti delle mafie.

«La manifestazione è uno dei 100 passi in preparazione alla XXIII Giornata della memoria e dell’impegno per coloro che sono caduti per mano della malavita — spiega un rappresentante di Libera — È bene che non si dimentichi e che si combatta contro questi episodi. Con Aemilia siamo ancora più consapevoli di questa realtà».

Tra i presenti vi era anche l’assessore alla Sicurezza e alla Legalità Natalia Maramotti: «Sono soddisfatta del lavoro che questi ragazzi e i loro insegnanti hanno fatto riguardo alla lotta contro le mafie. Occupare lo spazio pubblico per dichiarare la nostra contrarietà agli episodi distanti dalla democrazia è un atto forte». Le vittime non sono solo coloro che vengono fisicamente uccisi ma anche coloro che restano, cosi come ha spiegato Anna Castaldi, sorella di un giovane scomparso: «Mio fratello Paolo e il suo amico Gigi quel giorno stavano progettando le vacanze. Si erano fermati in un parcheggio di un quartiere di Napoli, proprio sotto casa di un boss, quando all’improvviso furono freddati per uno scambio di persona. Dopo 5 anni i malviventi sono stati condannati all’ergastolo».



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