Un'ala per i trans e sezioni speciali, il carcere di Reggio Emilia si riorganizza
Sezioni ad hoc per detenuti a rischio, imputati di Aemilia e donne familiari di pentiti. Istituita anche un’ala per i trans
REGGIO EMILIA. Una distinzione tra detenuti che hanno manifestato comportarmenti a rischio e quelli meritevoli per buona condotta, sezioni nuove come quella per i trans, regimi particolari ad alta sicurezza come quella per le familiari di collaboratori di giustizia.
Il carcere di Reggio Emilia si è riorganizzato e, grazie ad una pianificazione più calibrata, i cosiddetti “eventi critici” (suicidi, aggressioni alle guardie o danneggiamenti) si sono drasticamente ridotti. La popolazione carceraria della Pulce ammonta ad oggi a 360 persone dietro le sbarre.
IL PASSAGGIO. Dopo il superamento dell’Opg, per l’istituto penitenziario di via Settembrini il cambio di passo è stato reso possibile dalla trasformazione in CC-CR, vale a dire Casa Circondariale (per detenuti con pene inferiore ai 4 anni o in attesa di diudizio) e Casa di Reclusione (detenuti con pene da 4 anni a salire, fino all’ergastolo).
Proprio per l’incremento delle variegate tipologie di detenuti appartenenti a diversi circuiti penitenziaria è stata rivisto l’organigramma interno, al quale hanno contribuito in maniera determinante il nuovo direttore Anna Albano e il nuovo comandante della polizia penitenziaria Mauro Pellegrino. Un processo iniziato tre mesi fa ed entrato a regime ora, anche se non ancora concluso, visto che mancano all’appello le ultime due unità operative previste, per nuovi giunti e dimittenti.
L’ORGANIGRAMMA. Si chiama Antares l’ala con tre sottosezioni dedicata ai detenuti comuni pericolosi, a rischio suicidiario o già sanzionati dal codice penitenziario: questi soggetti sono sottoposti ad una particolare sorveglianza, non possono detenere oggetti (come lamette o punte) e sono esclusi dalle attività in comune. Soltanto chi si dimostra meritevole può essere trasferito in un reparto a regime “aperto”, nelle quattro sezioni dei detenuti comuni, coinvolti in attività ricreative, sportive o scolastiche.
È una novità la sezione trans – prima tra i detenuti comuni, con problematiche facilmente immaginabili –: la capienza masima è di 16 posti, al momento questo settore è occupato da tre sudamericani. Secondo gli operatori si tratta di una esperienza nuova che ha dato buoni risultati; alcuni agenti di polizia penitenziaria hanno seguito un apposito corso di formazione interno, su questa particolare gestione differenziata.
Sono isolati, nella sezione AS3, i detenuti del maxiprocesso Aemilia, via via diminuiti dagli iniziali 21 agli attuali 16: i trasferimenti sono avvenuti per incompatibilità tra di loro, uno ha chiesto di isolarsi e di essere trasferito ad altra struttura (Gianluigi Sarcone), altri nel frattempo hanno ottenuto i domiciliari. Pochi invece conoscono l’esistenza della Sezione AS3 femminile “Z”, un’ala ad alta sicurezza riservata alle familiari di collaboratori di giustizia, in gran parte provenienti dal Meridione.
Infine dagli spazi dell’ex Opg sono state ricavate due sezioni dell’articolazione igiene e salute mentale, che raccoglie soggetti con problematiche.
IL COMMENTO. «Il nuovo assetto basato sulla differenziazione del trattamento, auspicato e suggerito dal sindacato, a nostro avviso è positivo e sta dando buoni frutti – commenta Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe –. Si può affermare che gli eventi critici, non a caso, siano notevolmente ridotti. Gli obiettivi di efficienza ed efficacia sono stati raggiunti. Ciò non toglie che ci sia ancora della strada da fare, per quanto riguarda personale e strumenti meccanici e tecnologici».
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