Sappe: «Su Aemilia abbandonati»
L’appello del sindacato di polizia penitenziaria: «I prossimi politici ci aiutino»
REGGIO EMILIA. «Carenza di personale: per il maxiprocesso Aemilia dall’agosto scorso non abbiamo più rinforzi. La polizia penitenziaria è stata abbandonata. Lancio un grido d’allarme ai prossimi rappresentanti politici regionali e nazionali affinché si facciamo portavoce delle nostre istanze». L’appello è di Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe.
La carenza di personale della Penitenziaria è un nodo atavico e cronico, ma a dare il colpo di grazia è stato proprio il maxiprocesso contro la ’ndrangheta. «All’inizio di Aemilia l’amministrazione del ministero della Giustizia ci aveva promesso supporto, in considerazione della gravosità dell’impegno. Ogni udienza implica l’impiego di venti uomini, pregiudicando il già compromesso sotto organico: siamo a -81 agenti rispetto al previsto – spiega Malorni – Difatti erano arrivati da fuori provincia 22 agenti in più per ogni udienza e ci avevano distaccato in pianta stabile ulteriori dieci guardie». Una boccata d’ossigeno che è durata poco, poiché non si è dato seguito al provvedimento straordinario e i dieci uomini distaccati sono pian piano rientrati alla loro sede, senza essere sostituiti.
Il risultato è che «quando c’è udienza nell’aula bunker gli agenti attaccano alle 7, senza la possibilità di avere un avvicendamento come avviene per l’Arma: è capitato che il turno diventasse anche di 12 ore. Già da tempo il personale d’ufficio effettua rientri operativi, siamo al limite». Secondo il sindacato si tratta di «una violazione quotidiana dei diritti di polizia penitenziaria».
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