I 25 anni dell’Ovile sotto il segno dell’accoglienza
Dalla raccolta della carta alla gestione dei richiedenti asilo Da Pratofontana con don Simonazzi alla sede di Mancasale
REGGIO EMILIA. L’Ovile è una cooperativa di solidarietà sociale, di stampo religioso, che questo mese ha festeggiato i 25 anni dalla fondazione. Era infatti il 4 marzo 1993 quando i dieci soci fondatori, tra cui l’attuale presidente, Valerio Maramotti, diedero vita a quest’importante realtà della cooperazione sociale reggiana, che ha le sue radici a Pratofontana, presso la comunità di Don Daniele Simonazzi. Oggi ha sede a Mancasale e, con oltre 300 dipendenti, opera in diversi settori: dalla raccolta differenziata alla cura del verde, fino alla pulizia e all’assemblaggio di materie plastiche e meccaniche. Negli anni ha subito diverse trasformazioni: è il presidente Maramotti a raccontarci gli eventi significativi che hanno caratterizzato la storia di questa impresa collettiva.
«La cooperativa – ricorda Maramotti – è stata fondata nel 1993 con l’obiettivo primario di provare a dare una risposta ai bisogni lavorativi delle persone accolte a Pratofontana. Si trattava di una comunità prettamente maschile di persone in stato di bisogno e disagio, in quanto emarginate dalla società. La prima attività è stata la raccolta della carta. Dunque stiamo parlando di una cooperativa inizialmente di tipo B, ovvero riguardante la gestione di attività per l’inserimento lavorativo. La comunità di Don Daniele accoglieva però anche persone affette da Aids, che al tempo era qualcosa di veramente difficile da curare. Non potevamo non accogliere queste persone e allo stesso tempo non potevamo mandarle, nelle loro condizioni, a lavorare d’estate al caldo e soprattutto d’inverno, quando fuori c’era veramente molto freddo. Siccome crediamo fortemente che il lavoro dia dignità all’uomo, abbiamo cercato un’alternativa e si è pensato per loro all’attività di assemblaggio di rifiuti non pericolosi. Allo stesso tempo, l’ex municipalizzata Acia (ora Iren) aveva affidato all’ Ovile i servizi di spazzamento e di pulizia stradale, raccolta differenziata (anche porta a porta) che hanno richiesto l’utilizzo di attrezzature specializzate come i compattatori, E questa è stata la prima svolta».
«Nel ‘95 – prosegue Maramotti – Don Daniele, cappellano dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) di Reggio Emilia, ci ha suggerito un nuovo percorso: così è nato il servizio di accoglienza per il settore di Salute Mentale, attività che nel corso degli anni si è evoluta;. Infatti, abbiamo accolto persone con problemi psichiatrici, non autori di reato, che ci sono state assegnate dai servizi delle varie Asl di Reggio e località limitrofe».
«Sempre con Iren – spiega il presidente dell’Ovile – gestiamo le diverse isole ecologiche della provincia di Reggio. Di fatto la raccolta della carta e del cartone resta la nostra attività principale. Da cooperativa di tipo B, siamo diventati una cooperativa di tipo misto B-A (le cooperative di tipo A si occupano della gestione dei servizi socio-sanitari, formativi e di educazione permanente). L’area dell’assemblaggio si è poi sviluppata in altre aree grazie a persone di buona volontà, che hanno voluto contribuire attivamente con il loro aiuto, aggregandosi alla cooperativa. Si è pensato perciò che, anziché creare microcooperative, fosse più conveniente optare per diversi laboratori di assemblaggio. Dal 1995 al 2001 circa, ne sono quindi nati diversi tra Cavriago, Correggio, Castelnovo Sotto, Pieve Modolena e Castelnovo Monti. Tutto ciò ha funzionato bene fino al 2008, quando è sopraggiunta la crisi. Siamo stati costretti quindi a tagliare dei servizi e aggregare l’attività di assemblaggio nella sede di Mancasale».
E ancora il tema dell’accoglienza. «In tutti questi anni abbiamo potenziato ulteriormente l’area dell’accoglienza, per esempio togliendo dalla strada molte ragazze e spiegando loro che esistevano modi per lavorare molto più dignitosi di quello che praticavano di notte.
Nel 2006 è partita l’attività di accoglienza di detenuti a fine pena in misura alternativa al carcere, presso la Casa Don Dino Torreggiani, dando vita all’Area Giustizia. Nel 2016 è stato anche avviato il progetto “Semiliberi”, che prevede un laboratorio di falegnameria all’interno del carcere di Reggio Emilia, mentre sui terreni all’interno della proprietà del carcere è stata attivata la produzione di ortaggi che vengono venduti al mercato del sabato mattina in Piazza Fontanesi. Negli ultimi tempi poi si è aggiunta la gestione dell’accoglienza di diversi richiedenti asilo, grazie all’aggiudicazione del bando per la gestione dei richiedenti asilo in un nuovo raggruppamento temporaneo d’impresa».
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