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In tribunale è cominciata l’era di Cristina Beretti

di Ambra Prati
In tribunale è cominciata l’era di Cristina Beretti

Ieri l’investitura ufficiale della neopresidente dopo un anno e mezzo di reggenza È la prima guida in rosa e giovane. «In arrivo otto nuovi amministrativi»

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REGGIO EMILIA. Poche e semplici parole: un «grazie a tutti», «è stato un anno faticoso», «non mi aspettavo una partecipazione così massiccia, mi fa piacere», «non cambierà nulla, la mia porta sarà sempre aperta». Un discorso breve, senza fronzoli e commosso, quello pronunciato ieri dalla dottoressa Cristina Beretti durante l’investitura ufficiale come presidente del Tribunale di Reggio Emilia, in un’aula di Corte d’Assise stracolma. Erano presenti l’intero ordine degli avvocati, le autorità civili (il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi e il prefetto Maria Grazia Forte), il mondo dell’imprenditoria (il presidente della Camera di commercio Stefano Landi, il presidente degli Industriali Mauro Severi) e le forze dell’ordine al gran completo (il colonnello dei carabinieri Antonino Buda, il colonnello della guardia di finanza Adriano Pelagatti, il vicario del questore Andrea Salmeri, il comandante della polizia municipale Stefano Poma).

Mezza città ha tributato gli onori alla neopresidente, all’insegna della continuità: già braccio destro del predecessore Francesco Maria Caruso, Beretti conosce il Palazzo di giustizia come le sue tasche e già da un anno e mezzo aveva cambiato piano (dal primo al terzo). Il capitolo della reggenza si è chiuso con la firma della presa di possesso dell’incarico: dopo la lettura della formula – avvenuta davanti ai giudici Francesco Parisoli, Elena Vezzosi e Giovanni Ghini – Cristina Beretti ha firmato (e ha firmato anche il sostituto procuratore Isabella Chiesi, tuttora reggente in attesa che venga nominato il procuratore generale del post Grandinetti). «È un sollievo che mi dà tranquillità personale non essere più “precaria”, anche se passare dal primo al terzo piano dopo due decenni è stato un passo duro», ha commentato la neo presidente.

Dal 23 marzo 2016 al 26 gennaio scorso, data della nomina del Consiglio Superiore della Magistratura, Beretti è stata la guida del Tribunale facente funzioni; in mezzo, dal 3 novembre 2016, si è aperto pure il fronte del maxiprocesso Aemilia, in quanto il giudice è parte del collegio giudicante.

A proposito di Aemilia, lei avrà questo impegno aggiuntivo.

«Convivo da tempo con il maxiprocesso. È chiaro che ora è una fase complessa perché il procedimento contro la ’ndrangheta reggiana sta arrivando alle battute conclusive e quindi è più impegnativo. Ma sono ottimista: tutti hanno fornito il loro contributo, sostituendo i colleghi quando era necessario. Ce la faremo a chiudere entro l’estate».

Lei conosce bene il tribunale: quali sono le problematiche odierne?

«In primis c’è il tema della carenza del personale amministrativo. Sono lieta di annunciare che arriveranno altri otto assistenti giudiziari: ho scritto al Ministero e hanno capito le necessità. Si tratta di rinforzi fondamentali. Sei amministrativi sono già entrati in servizio. Così il tribunale civile, che già ha dei buoni tempi di attesa, procederà spedito: una causa civile non supera quasi mai i tre anni. Il penale è più in affanno, non tanto per il numero dei pm (sette), quanto per i giudici che sono venuti a mancare. Sarà il prossimo nodo da affrontare».

Lei è la prima donna a capo del tribunale reggiano: per di più giovane (ha 54 anni), caratteristica che poteva esserle d’ostacolo. L’8 marzo scorso ha anche ricevuto il premio “Donne e giustizia” dal Comune di Reggio. Essere donna è un valore aggiunto?

«Non saprei, sono stati gli altri a farmelo notare. Non mi sento migliore o peggiore solo perché donna. Al massimo c’è un maggiore ascolto e una maggiore collegialità».

Di recente certe scelte dei giudici sono state criticate o giudicate incomprensibili, provocando una sfiducia nella giustizia. Cosa ne pensa?

«Le sentenze sono sempre motivate. I cittadini si limitano a leggere i titoli, ma se si leggessero le sentenze i contorni apparirebbero ben più articolati. Se qualcuno ha perso fiducia nella giustizia mi spiace molto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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