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L’architetto della nuova piazza Gioberti: «Le critiche? Mosse da interessi privati»

di Leonardo Grilli
L’architetto della nuova piazza Gioberti: «Le critiche? Mosse da interessi privati»

Andrea Oliva, architetto che ha progettato la riqualificazione di piazza Gioberti, risponde a chi attacca il suo progetto e ne spiega l’ispirazione. Scrivete alla Gazzetta specificando in oggetto la parola "Piazze"

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REGGIO EMILIA. Non devono essere giorni facili per gli architetti autori dei progetti di riqualificazione di piazza Gioberti e piazza Roversi, al centro di critiche, polemiche e giudizi estetici tutt’altro che favorevoli. I vincitori del concorso a offerta economicamente più vantaggiosa sono stati una Ati formata dal Laboratorio di architettura Rinaldi e Casarini assieme allo studio Restart di Novellara e lo studio Cittarchitettura di Andrea Oliva. Ed è proprio Oliva – ideatore della piazza Gioberti che verrà – che abbiamo raggiunto al telefono.

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Il lavoro suo e del suo studio è stato fortemente criticato, tanto da alcuni residenti quanto dalle opposizioni in consiglio comunale.

«Sì, ma ho sentito parlare di mobilità, di traffico, di tanti aspetti che probabilmente devono essere affrontati in altri tavoli. La pavimentazione di una piazza o di come è fatta non risolve il problema della mobilità, si deve ragionare su un’altra scala. E spesso le criticità sono state mosse da visioni privatistiche della città, del recinto, del tornaconto personale, perdendo di vista invece quel valore pubblico che lede in parte i diritti privati del cittadino ma a beneficio di quelli delle comunità».

Insomma, critiche sì, basta che siano costruttive?

«Chiariamo, i giudizi discordi dal mio li apprezzo sempre ma a patto che siano fattivi, creino un dibattito, arricchiscano. Invece da quello che ho visto in questi giorni mi sembra che spesso non si conosca il lavoro che c’è stato dietro a questo progetto, sarebbe bello che chi critica avesse il buonsenso di approfondire certi temi, altrimenti non lasciano nulla alla città. Poi certo c’è l’aspetto della soggettività e del gusto che si misura col tempo e con la moda e con la propria capacità culturale di capire la bellezza e l’estetica».

Così però rischia di prestare il fianco a chi accusa l’amministrazione di agire senza consultare i cittadini.

«Guardi, se mi è permesso dirlo credo che politicamente sia stata invece una grande opportunità quella colta dall’amministrazione. La riqualificazione ottenuta con i fondi del Ducato Estense dovrebbe essere un motivo di orgoglio. Dopodiché le modalità attraverso la quale vengono spesi i fondi fanno parte delle decisioni del Comune ma anche dei requisiti fissati del bando».

DITE LA VOSTRA ALLA GAZZETTA

Ha parlato di un grande lavoro dietro a questo progetto. Che tipo di ragionamento c’è alla base dei rendering che hanno visto tutti i reggiani?

«Il concetto di base è che non abbiamo pensato solo all’estetica ma anche alla funzione pubblica, e quindi alla durabilità. Il primo passo è stato studiare la storia di questo luogo. A inizio dell’800 era solo un isolato, poi demolito nel 1842 per far spazio alla piazza aperta e ridare luce a quello che era l’interramento del canale che scorreva sotto Corso Garibaldi. Quindi c’è stato l’avvento dei mezzi di trasporto su gomma a inizi ’900 ed è qui che la piazza è diventata uno spartitraffico. Noi abbiamo voluto recuperare le funzione di aggregazione e di ritrovo per i reggiani».

Uno degli aspetti maggiormente discussi in città è stata la nuova fontana che circonderà l’obelisco. Come è nata questa idea?

«La proposta di inserire una vasca che circonda l’obelisco nasce dall’opportunità di arricchire di significato collettivo questo luogo, che non è più un elemento solo visivo ma anche da vivere. La fontana sarà a misura di bambino, nel senso che la seduta della fontana è progettata per far sedere anche loro, e la profondità di 4/5 centimetri la rende sicura. Consente inoltre di creare una scenografia neo settecentesca con questa ellisse utilizzata dall’architettura del tempo. Il materiale della seduta infine è lapideo con caratteristiche rigenerative, ovvero se ci sono graffiti o danni può essere lucidato, levigato, ricomposto e stuccato senza problemi».

Vi è poi il tema della mobilità. In piazza Gioberti sono presenti una fermata dell’autobus, dei parcheggi per i taxi, dei percorsi pedonali. Saranno mantenuti?

«Abbiamo studiato per molto tempo come si muovono le persone in quello spazio per cogliere le criticità da migliorare. Inseriremo ad esempio dei percorsi pensati per facilitare i disabili, potenzieremo gli stalli per le auto e le bici elettriche, l’illuminazione verrà implementata e la pavimentazione complanare senza ostacoli faciliterà la presenza di distese, feste e mercatini. Ma abbiamo prestato particolare attenzione anche agli aspetti pratici, come l’usura. Per questo lo spessore della pavimentazione sarà superiore rispetto al solito, dando maggior consistenza ai sottofondi che resisteranno meglio al passaggio di auto e mezzi pesanti».

Ma il progetto, qualora se ne presentasse la necessità, può essere modificato?

«Il progetto è definitivo altrimenti non avremmo preso i finanziamenti. Poi è chiaro possono essere colte o non colte delle valutazioni esterne che possono modificarlo in parte. Ma se sono motivate in modo ragionevole».
 

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