Calano i protesti ma il valore aumenta del 10,7%
REGGIO EMILIA. L’inizio dell’attuale crisi economica era stato accompagnato dal moltiplicarsi delle insolvenze, che raggiunsero l’apice nel 2009. Il numero dei “pagherò” protestati si è poi dimezzato...
REGGIO EMILIA. L’inizio dell’attuale crisi economica era stato accompagnato dal moltiplicarsi delle insolvenze, che raggiunsero l’apice nel 2009. Il numero dei “pagherò” protestati si è poi dimezzato negli ultimi cinque anni sia nel numero che nel valore, ma questo positivo segnale di ripresa è un po’ offuscato, nel 2017, dalla maggiore entità monetaria di alcuni titoli esecutivi insoluti, tra i quali si registrano gli importi vertiginosi di un assegno da 140mila euro e una cambiale da 203mila.
Lo segnala l’Ufficio studi della Camera di Commercio in base ai dati del Registro informatico dei protesti. L’analisi riguarda gli assegni e le cambiali-pagherò che il beneficiario non ha potuto incassare.
Nella nostra provincia fra il 2013 e il 2017 il loro numero si è ridotto circa del 50% (le sole cambiali sono scese da 4.768 a 2.298) ed è ancora più rilevante la diminuzione della complessiva inadempienza, calata del 58,8% da 12,2 a poco più di cinque milioni.
Il panorama è meno roseo se si concentra l’attenzione sull’anno appena trascorso. Le 2.298 cambiali protestate (che sono il 76,3% dei titoli insoluti nel 2017) segnano un calo numerico dell’11,8% rispetto al 2016, in linea con la tendenza del quadriennio precedente. Tuttavia il loro valore complessivo è aumentato del 10,7%, salendo da 2,4 a oltre 2,6 milioni (51,7% dell'insoluto) a causa soprattutto dei molti effetti bancari di entità cospicua. Di conseguenza se ne calcola un importo medio cresciuto da 909 a 1.141 euro. Il trend continua ad essere incoraggiante per quanto riguarda gli assegni. Quelli rimasti scoperti sono calati l’anno scorso da 921 a 715 (-22,4%) e rappresentano il 23,7% del totale dei titoli insoluti. La flessione è ancora più marcata (-37,8%) in termini monetari. Il loro valore complessivo è sceso da oltre 3,9 a poco più di 2,4 milioni (48,3% dell'insoluto), quello medio da 4.280 a 3.431 euro. (l.s.)
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