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Ciclista morto, medico va a processo

Ciclista morto, medico va a processo

Alla sbarra il dottore che rilasciò l’idoneità agonistica a Eliano Sassi, l’ex falegname di Budrio deceduto nel 2013

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CORREGGIO . È morto 4 anni e mezzo fa, stroncato da un malore a pochi passi da casa. Un decesso inspiegabile secondo la famiglia, viste le visite mediche andate a buon fine. Eliano Sassi, ex falegname di Budrio, si accasciò durante l’uscita domenicale, l’11 agosto del 2013 in via Lenin a Reggio, a pochi chilometri da casa, a Correggio. La sua morte è diventata oggetto di un procedimento penale su querela della famiglia, che ha visto il rinvio a giudizio del medico che aveva rilasciato il certificato di idoneità sportiva a Sassi. L’imputato, Enrico Ligabue, deve rispondere della supposta negligenza, che sarà eventualmente da dimostrare al dibattimento. «L’incidente probatorio basato sugli accertamenti effettuati con l’autopsia indica che la visita medica era stata effettuata in maniera non adeguata - spiega l’avvocato Andrea Bonacini, legale degli eredi del ciclista - Sassi era uno sportivo, morto perché non gli sono state diagnosticate delle patologie facilmente riscontrabili durante la visita». Il giudizio in sede civile ha dato per ora ragione alla famiglia, con la disposizione di un risarcimento di centinaia di migliaia di euro in favore della famiglia Sassi. Il medico, rappresentato dagli avvocati Enrico Della Capanna e Gianni Franzoni nel civile, ha già presentato ricorso in appello chiedendo anche la sospensione dell’esecutorietà del risarcimento. Al centro del processo penale - che è alle battute iniziali e nel quale il medico è difeso sempre da Della Capanna - c’è quindi la visita medico sportiva specialistica che era necessaria per poter praticare attività a livello agonistico. Sassi, infatti, era un ciclista amatoriale, al quale «anche l’anno precedente non avrebbe dovuto essere concessa l’idoneità» dice Bonacini.

La morte per arresto cardiaco, secondo l’accusa, poteva essere evitata con l’imposizione da parte del medico di effettuare accertamenti di secondo livello. Il caldo agostano, afferma la perizia, avrebbe avuto scarsa incidenza sulla morte. Già il gip Pini Bentivoglio aveva disposto l’incidente probatorio incaricando due medici per le relative perizie. «Si sarebbe trattato di imporre esami di non particolare difficoltà» chiarisce l’avvocato della famiglia. «Il suo corpo non ha mai dato segni di cedimento - aveva detto poco dopo la morte la vedova di Sassi, Fosca Catellani - e alle ultime visite di controllo tutti gli esami, compresi quelli effettuati al cuore, erano nella norma». Una morte inspiegabile per la famiglia, che ha deciso di ricorrere al giudizio in tribunale.

Enrico Lorenzo Tidona

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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