Gazzetta di Reggio

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Ora Legacoop prova a cambiare passo

di Evaristo Sparvieri
Ora Legacoop prova a cambiare passo

Ieri l’assemblea, con un saldo stimato in 60 milioni di patrimonio dopo un anni di perdite. In aumento l’occupazione: +2%

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REGGIO EMILIA. «Abbiamo cominciato a produrre nuovo patrimonio con un saldo importante, pari a sessanta milioni di euro, su dati non ancora definitivi. Una cifra che segna la fine di una fase e l’inizio di una fase nuova. Per ricostruire un patrimonio eroso in dieci anni ci vorrà del tempo, ma siamo convinti di poter cambiare marcia». Da Legacoop Emilia Ovest usano ancora cautela prima di parlare di una vera svolta. Ma alla luce dei primi dati illustrati ieri pomeriggio nella sede Ccfs di via Ruini dopo l’assemblea mattutina che si è svolta a Parma – la terza dopo la fusione nel 2015 tra le associazioni di Reggio, Parma e Piacenza – tutti si dicono convinti di un cambio di rotta ormai in atto. A cominciare dal presidente, Andrea Volta, passando per i vicepresidenti, Luca Bosi e Maurizio Molinelli, e finendo con Alberto Araldi, fresco di nomina a direttore proprio in sostituzione di Volta, che aveva ricoperto la carica ad interim: una formazione che affronterà ora l’ultimo anno di mandato, in vista del prossimo congresso che si terrà nel febbraio-marzo 2019.

Cmr, Orion, Coopsette, Unieco. Il peso delle voragini causate dai crac delle grandi coop di costruzione aleggia ancora con una pesante scia, soprattutto in termini di fiducia dei soci. E, spiega il presidente Volta, «la perdita di patrimonio degli ultimi dieci ammonta di certo a centinaia di milioni di euro». Sebbene, aggiunge Bosi, «la stima finale la sapremo solo alla fine delle liquidazioni, dove sono in atto svalutazioni da capogiro, con appartamenti valutati 80mila euro dai commissari e venduti a 20mila dopo la terza asta, per i quali sono partiti anche meccanismi speculativi di mercato».

Ma, sostengono dall’associazione, al tracollo dei colossi di costruzione ha fatto seguito comunque una tenuta dal punto vista occupazionale. A cominciare dai circa mille posti di lavoro in più stimati nel 2017 (+2%). «Reggio è la provincia con un’incidenza di disoccupazione più bassa, intorno al 4% – afferma Volta – siamo scesi nonostante le nostre crisi. Quando si parla di nuova occupazione, probabilmente non sono tornati tutti ai livelli precedenti, ma secondo i dati che abbiamo, facendo l’esempio di Coopsette, bisogna considerare che si è partiti da 400 dipendenti. Oggi ce ne sono 18-20 in forza alla liquidazione. Gli altri, magari senza piena soddisfazione, qualche impiego lo hanno trovato e ora sono occupati. Unieco è un caso più recente: non è ancora passato un anno dalla liquidazione, ma sappiamo che sono poche unità di persone quelle in cerca di lavoro».

Risultati che dalla lega delle cooperative puntano comunque a migliorare, «confidando di aumentare la dinamica occupazionale e di creare ricchezza», aggiunge Volta.

Obiettivi da raggiungere anche con il nuovo assetto organizzativo dell’associazione presentato ieri, e al termine di una inevitabile cura dimagrante: «C’è stata una diminuzione di ricavi dal 2013, anno dei bilanci delle tre leghe che abbiamo utilizzato per creare il business plan della nuova Emilia Occidentale – prosegue Volta – siamo passati da ricavi in contributi associativi di circa 4,5 milioni a un 2017 che si assesta su un 30% in meno. In pratica, stiamo facendo il nostro mestiere con 1,5 milioni di contributi in meno. Ci siamo riorganizzati e abbiamo ristrutturato i costi. Eravamo 24 dipendenti a tempo pieno, oggi siamo circa 19. Nonostante questo, crediamo che la nostra azione di rappresentanza sia continuata nel modo migliore e la scelta di istituire la figura di un direttore va proprio in questo senso».

È lo stesso neo direttore Araldi, da circa un anno presidente anche del centro servizi, ad indicare una rotta da seguire: «Abbiamo affrontato tre anni in cui abbiamo reagito a situazioni difficili – dice – Il senso è riprendere il filo di un riposizionamento che superi la fase emergenziale e dia continuità e costanza all’attività di supporto alle attività cooperative. Fare imprese è sempre più difficile, in un quadro normativo sempre più complesso. Il nostro compito è quello di semplificare le complessità».

Attività che passano anche attraverso nuove esperienze. Come quelle dei workers buyout, ovvero la riacquisizione di una società da parte dei suoi stessi dipendenti, sui quali torna a soffermarsi il vicepresidente Bosi, presidente di Boorea e di Sicrea, indicandole come una ricetta per il futuo: «Da Coopsette è nata Methis Office Lab: tutto il settore degli arredi di Coopsette è ripartito – afferma Bosi – Sono impiegate 27-28 persone e hanno una proiezione di impiegarne maggiormente con l’aumento del fatturato. Tre mesi fa è partito Alluminio Tech, sul settore dei serramenti Coopsette. Prima era partita la cooperativa legata alla Fornace di Fosdondo, quindi Unieco. Tutte le persone uscite da esperienze di Cmr o Orion oggi sono al lavoro. La cooperazione è un modello che funziona e che può essere radicato in tutti i settori dell’economia». Per Molinelli, «questo deve essere l’anno in cui si esce dalle crisi per fare un nuovo sviluppo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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