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Ottanta edifici colpiti quel che è stato fatto e ciò che resta da fare

Ottanta edifici colpiti quel che è stato fatto e ciò che resta da fare

Venti parrocchie riaperte, cinque cantieri tutt’ora attivi La Diocesi reggiana: «Siamo oltre la metà del lavoro da fare»

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REGGIOLO. «Siamo oltre la metà del lavoro da fare, tra chiese nelle quali i lavori sono terminati, quelle con i cantieri aperti e gli edifici sui quali esiste un progetto di recupero ma la procedura per la gara d’appalto deve ancora iniziare». Se in diocesi arriveranno i nuovi finanziamenti pubblici tanto attesi, la ricostruzione del patrimonio edilizio della chiesa di Reggio Emilia sarà davvero a buon punto.

E se a questi si aggiungeranno – come è stato fino a ora – sponsor e donazioni anche il patrimonio di stucchi, di pitture murali e arredi sacri potrà tornare, in tempi congrui, all’antico splendore.

Una giornata a Codisotto. Monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell’ufficio Beni culturali della Diocesi, continua la corsa contro il tempo: venerdì scorso ha trascorso la giornata a Codisotto, frazione di Luzzara, per il sopralluogo nella chiesa di Sant’Antonio Abate, come le altre danneggiata dal sisma del 2012 – in questo caso è stato il campanile, in particolare, a subire la violenza delle scosse – riaperta una quarantina di giorni dopo il terremoto ma ancora da ristrutturare.

«Stiamo organizzando la presentazione pubblica del progetto di recupero – spiega monsignor Ghirelli – che però deve ancora passare al vaglio della Soprintendenza». Un appuntamento in calendario per domenica 18.

I numeri. I numeri spiegano meglio delle parole la mole di interventi fatti e da fare: un’ottantina di edifici danneggiati, una quarantina il cui recupero è stato finanziato direttamente dalla Regione Emilia Romagna con fondi statali, di questi, due hanno ottenuto importanti cofinanziamenti Cei (Conferenza episcopale italiana), una decina gli interventi finanziati attraverso il Mude (Modello unico digitale dell’edilizia, la piattaforma informatica regionale utilizzata per la ricostruzione). Venti gli edifici consolidati e riaperti durante questi sei anni di interventi, due di riapertura imminente: la chiesa di San Giorgio a Luzzara (vedi articolo a fianco) e la chiesa della Madonna dello Spino a Brugneto.

Cosa è stato fatto. Cinque, complessivamente i cantieri aperti: tra questi chiese importanti come San Quirino di Correggio, Santa Maria Assunta a Fabbrico, Santa Maria Assunta a Reggiolo. La chiesa di Reggiolo e l’ex oratorio San Giuseppe (oggi locale del ministero pastorale) hanno un triste primato: sono gli edifici che hanno subìto i danni maggiori dal terremoto tra i tanti della diocesi. Talmente importanti da dover prevedere, nel caso dell’ex oratorio, l’abbattimento e la ricostruzione.

Tra gli interventi a buon punto c’è il consolidamento della chiesa Santissima Annunziata di Gualtieri, meglio conosciuta coma la Pieve di Saliceto già riaperta al pubblico (cantiere per i restauri in corso, finanziamenti pubblici e Cei), tra le chiese più belle della diocesi Reggio-Guastalla. Ma sono tanti i tesori, spesso non conosciuti, che ancora aspettano di guarire dalle ferite inferte dal sisma. Tra queste la chiesa della Beata Vergine della Porta a Guastalla; la chiesa di san Filippo Neri a Reggio, architettura unica, danni importanti al campanile; la chiesa di San Carlo Borromeo a Casoni di Luzzara, altro edificio particolarmente danneggiato (collocato proprio sopra il fronte della faglia) il cui cantiere è in corso.

Cosa resta da fare. E nell’arco di quest’anno fino all’inizio del 2019 sono altri undici gli interventi – già finanziati e con progetto pronto – che attendo la cantierizzazione. I recuperi riguarderanno la chiesa parrocchiale della Santissina Annunziata a Lentigione di Brescello; la chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore a Mandrio di Correggio; palazzo Guidotti Rocca Castello a Fabbrico; la chiesa della Madonna del Rosario a Pieve di Guastalla; il santuario della Beata Vergine della Porta a Guastalla; la chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate a Codisotto di Luzzara; la chiesa dei Servi di Maria a Novellara; la chiesa parrocchiale e il campanile di San Francesco a Reggio Emilia; la chiesa parrocchiale di San Colombano a Fogliano di Reggio; la parrocchiale di San Biagio a Roncocesi e la chiesa di Santa Maria Assunta a Reggiolo.

Un investimento sulle idde. «La procedura sperimentata dalla diocesi per la ricostruzione – è la riflessione conclusiva di monsignor Ghirelli – del tutto nuova per noi, da un lato è costata molta fatica, dall’altra però si è rivelata un’opportunità che ci ha permesso di sperimentare modi nuovi per affrontare la progettazione e l’esecuzione del cantiere. Uscire dal nostro steccato – conclude il direttore dell’ufficio Beni culturali della diocesi – è stato un investimento in termini di ricchezza di idee».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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