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Parmigiano Reggiano c’è un nuovo piano per sostenere i prezzi

di Enrico Lorenzo Tidona
Parmigiano Reggiano c’è un nuovo piano per sostenere i prezzi

Il cda approva la proposta: il 28 marzo si va in assemblea Servono il 66% delle firme dei consorziati, test per Bertinelli

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REGGIO EMILIA. C’è un nuovo piano produttivo, anticipato di un anno rispetto alla scadenza naturale, che regolerà la produzione di Parmigiano Reggiano dal 2019 al 2022. L’intento è quello di raffreddare la produzione, spinta dalle ottime quotazioni ma che potrebbe portare alla creazione di una bolla che, una volta scoppiata, causerebbe danni all’intera filiera.

Il nuovo piano, atto concreto della presidenza del parmense Nicola Bertinelli, prevede 3 milioni e 400mila forme. In sostanza una produzione in linea con quello precedente, salvo controlli più stringenti e azioni di contenimento più efficaci. Un progetto presentato pochi giorni fa al cda del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che ha approvato preliminarmente il nuovo piano produttivo, ma che ha davanti a sè una strada in salita. Prima di tutto l’assemblea del 28 marzo, con il gruppo dei mantovani – solitamente più rigidi sulle regole – che si sono già astenuti nei giorni scorsi. In più c’è anche qualche mal di pancia di alcuni caseifici di montagna, senza scordare che il piano va approvato raccogliendo almeno il 66% delle firme tra i consorziati. Trovare la quadra non è una passeggiata, alla luce anche del recente – quanto inusuale – richiamo di Confcooperative: «La produzione va riportata rapidamente a livelli più coerenti rispetto alle capacità di assorbimento del mercato, e il Consorzio di tutela deve invertire una rotta che in questi mesi, all’insegna di un illusorio sviluppo legato esclusivamente ad un aumento delle risorse investite sulla comunicazione, ha indotto a pensare che si potesse crescere senza un governo dei flussi produttivi, creando così condizioni di potenziale grave pregiudizio sullo sviluppo e sulla tenuta dei redditi dei produttori». Una piccola bufera, anche perché sarà difficile stringere la cinghia quando gli incassi sono lauti. Un dato su tutti: sarebbero circa 200 i caseifici già usciti dalle precedenti quote produttive: erano quindi più quelli che splafonavano di quelli in regola. Per molti è stato l’effetto della franchigia, che permetteva una tolleranza del 3% prima di pagare sanzioni salate.

Il problema è anche l’altalena delle vendite: l’estero cresce ma non galoppa più, il grattugiato va bene ma è il consumo interno che non dà le soddisfazioni attese, visti anche gli investimenti in pubblicità. Ecco la necessità di ripassare per i consorziati con questo nuovo piano, vero banco di prova per la presidenza Bertinelli. Se non passasse il piano produttivo perderebbero valore le quote produttive assegnate. Quote che valgono soldi, portate in garanzia anche in banca per accedere i finanziamenti. Un valore patrimoniale ingente per tutto il sistema. Ma la domanda è come gestire chi splafona.

Per ora l’unica certezza è che a febbraio c’è stato un aumento del 4,5% e da inizio anno la produzione è salita del 5,4%.

Il Consorzio per la tutela del Parmigiano Reggiano ha reso noto il riepilogo dei dati di produzione comunicati dai caseifici al 28 febbraio 2018. La produzione del mese di febbraio, con 302.362 forme prodotte contro le 289.230 del febbraio 2017, rileva quindi un aumento produttivo del 4,5%. La provincia dove si registra il maggior aumento è Bologna con un +7,50% seguita da Mantova con un +5,44%.

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