Gazzetta di Reggio

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«Ricostruiamo le chiese anche grazie alla gente»

di Cristina Orsini
«Ricostruiamo le chiese anche grazie alla gente»

Novità in Vescovado: uno staff tecnico si occupa di progettazione e appalti Monsignor Ghirelli: «Struttura agile e trasparenza sull’uso dei soldi pubblici»

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REGGIOLO. Chiese, oratori, campanili sgretolati dal terremoto. Feriti in maniera più o meno grave, ma a tal punto da diventare il simbolo del disastro e dell’impotenza. Poi della rinascita. Sono stati 80 gli edifici che fanno parte del patrimonio della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla vittime del sisma del maggio 2012. Venti sono già riaperti, altri presto lo saranno. Il motivo c’è: una gestione “fuori dagli schemi” dell’ufficio Beni culturali della curia.

Al secondo piano del palazzo vescovile di Reggio Emilia, nell’ala dedicata ai beni culturali, proprio sopra il museo diocesano, c’è un gruppo di stanze che somiglia più a un qualsiasi ufficio tecnico comunale che a un luogo di lavoro curiale. È li che lo staff impegnato sui danni provocati dal terremoto agli edifici della diocesi – 32 milioni complessivi di danni – progetta interventi, predispone gare d’appalto, aggiorna la lista di professionisti (100) e imprese individuate su tutto il territorio italiano (60 quelle già coinvolte), alle quali affidare, su rotazione, attraverso bandi di concorso, gli interventi di ricostruzione, consolidamento o ristrutturazione degli immobili colpiti dal sisma.

Insomma, si tratta di una sorta di ufficio pubblico distaccato in via Veneto 6 a Reggio Emilia «che abbiamo allestito, non senza fatica – spiega monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell’ufficio diocesano Beni culturali, motore del gruppo che si occupa della ricostruzione – per adempiere alla legge regionale sulla gestione dei finanziamenti pubblici post-sisma». Non è l’unico motivo per il quale lo staff tecnico diocesano è nato sei anni fa per affrontare l’emergenza e continuare a marciare a pieno ritmo anche oggi: «Volevamo garantire la massima trasparenza sull’uso del denaro pubblico – afferma Fernando Miele, segretario dell’ufficio Beni culturali – creando una struttura agile ma in grado di dare risposte». E così, oltre a monsignor Ghirelli e il segretario Miele, nel gruppo sono entrati l’architetto Mauro Pifferi – studio a Sassuolo – responsabile unico del procedimento (Rup), l’avvocato Giorgio Notari che cura gli aspetti legali e Annalisa Armani mente storica degli interventi fatti e da fare, alla quale è stato affidato anche l’archivio digitale delle immagini.

E se la ricostruzione in questi sei anni è galoppata per rimettere in piedi abitazioni e attività economiche, molto ancora resta da fare sul fronte degli edifici pubblici e sul patrimonio della chiesa che per la prima volta è entrato nel “pacchetto statale” dei finanzianti per il ripristino degli immobili.

Numeri importanti quelli della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla: sono state 80, come detto, le chiese e gli edifici danneggiati dal sisma, alcuni completamente crollati, altri fortemente danneggiati, altri ancora con cedimenti importanti. Venti sono già stati recuperati e restituiti alle comunità. Complessivamente i danni sono ammontati a 32 milioni di euro dei quali 17 assegnati, 10 già arrivati e utilizzati, altri 15 chiesti «con la speranza – dice monsignor Ghirelli – che possano arrivare il prima possibile».

D’altro canto, subito prima delle elezioni il governo annunciò l’invio di altri 350 milioni alla Regione Emilia Romagna finalizzati proprio al recupero di edifici pubblici e della chiesa.

Non tutto, però, viene coperto dalle risorse pubbliche: «La parte che riguarda gli arredi interni, statue, quadri, manufatti, stucchi di pregio, architetture interne agli edifici alcune molto importanti, spesso crollate; e gli impianti delle chiede, da quello elettrico, al riscaldamento – prosegue il direttore dell’ufficio Beni culturali – sono a carico dei privati, in questo caso della diocesi e delle parrocchie». Per far fronte si è mossa la Cei (Conferenza episcopale italiana) ma soprattutto la solidarietà popolare.

«Abbiamo assistito a una mobilitazione dei cittadini che ci ha profondamente colpiti – ammette Ghirelli –. Grazie alle donazioni siamo riusciti a raccogliere cifre inaspettate. Ma soprattutto abbiamo capito la forte impronta identitaria che le parrocchie esercitano sui territori e che è stata la molla della grande catena di solidarietà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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