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il riesame 

Dissequestrati i computer di Montanari e Gatti

REGGIO EMILIA . Il 22 febbraio la Finanza, su disposizione della procura di Reggio, entrava nell’abitazione e nel laboratorio degli scienziati Stefano Montanari e Antonietta Gatti. Nel blitz,...

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REGGIO EMILIA . Il 22 febbraio la Finanza, su disposizione della procura di Reggio, entrava nell’abitazione e nel laboratorio degli scienziati Stefano Montanari e Antonietta Gatti. Nel blitz, supportato dall’accusa di tentata truffa, vennero sequestrati computer, supporti informatici e cartacei della loro attività sulle nanoparticelle. Nei giorni scorsi il Riesame di Bologna ha disposto il dissequestro e la riconsegna ai titolari. L’associazione “Vite al microscopio” ricostruisce la vicenda partita dalla denuncia dell’associazione “Carlo Bortolani Onlus” di Reggio, che comprò un microscopio prima dato in uso a Montanari e Gatti e lo fece trasferire all’università di Urbino.

«Il reato di cui i ricercatori sono stati accusati non sussiste – scrivono da Vite al microscopio – Va da sé che le accuse della Bortolani Onlus risultano essere totalmente inventate ed astratte e solo volte a screditare l’operato e le stesse persone di Gatti e Montanari. D’altronde, non passa tempo senza che questa Onlus quereli i due ricercatori con le accuse più fantasiose, querele che, una volta comprese e verificate dalla magistratura, vengono regolarmente archiviate, epperò poi tempestivamente ripresentate ad altro tribunale prendendosi gioco, de facto, di quella stessa magistratura che le archivia». «Nonostante la “Carlo Bortolani Onlus” – prosegue la nota – sia stata condannata nel 2014 dal Tribunale di Reggio Emilia a rimborsare con 100 euro a testa ai dottori Gatti e Montanari per ogni viaggio fatto a Pesaro per utilizzare il microscopio e a coprire le eventuali spese eccedenti quella cifra, ad oggi la suddetta Onlus non ha mai pagato un centesimo: ancora una volta prendendosi gioco della magistratura. Questa nuova conclusione per insussistenza di fatti e accuse sancisce ancora una volta la trasparenza e la professionalità di questi due ricercatori, che non solo mai hanno cercato di lucrare sopra le ricerche o, più in generale, sopra il loro intero lavoro di scienziati portato avanti da più di quarant’anni, ma hanno pagato di tasca propria l’onere del mantenimento di ricerche che vanno a favore di tutti». «Ciò che ci auguriamo è che questa operazione di concerto tra Procura e Finanza sia servita per mettere una volta per tutte la parola fine ad una situazione obiettivamente insostenibile e senza dubbio deleteria per tutti coloro che beneficiano dei risultati delle ricerche, e restituisca non solo i mezzi tecnici minimi indispensabili ai due ricercatori ma renda loro la serenità alla quale hanno diritto dopo tanto linciaggio morale».

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