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Metà dei lavoratori in nero: maxi multa ad una pasticceria

Metà dei lavoratori in nero: maxi multa ad una pasticceria

Licenza sospesa e sanzione di ottomila euro per il titolare Controlli a tappeto dell’Arma in cantieri edili e locali pubblici

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REGGIO EMILIA. Metà dei lavoratori del laboratorio, che preparavano i dolci e le torte a ciclo continuo, erano in nero. Stavolta, a finire nella rete delle verifiche sui luoghi di lavoro effettuate dai carabinieri di Reggio Emilia è stato un commerciante reggiano. L’uomo, un 45enne, titolare di una pasticceria del centro (non delle più note e storiche, ma il cui nome non è stato resto noto), in seguito ad una ispezione a sorpresa si è visto appioppare una multa da 8mila euro e la sospensione della licenza.

È questo il risultato più eclatante, anche se non l’unico, di una serie di controlli a tappeto effettuati dai carabinieri insieme agli addetti dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, che hanno battuto minuziosamente varie tipologie di attività per prevenire fenomeni come il caporalato, il lavoro nero e l’occupazione clandestina. Si tratta di verifiche periodiche, che stavolta però hanno coinvolto diverse tipologie di attività (edili, tessili e locali pubblici), dando risultati inaspettati. Nella pasticceria del titolare reggiano i militari hanno accertato l’impiego in nero del 56% della forza lavoro: 4 dipendenti su 7 non erano in regola.

La normativa sul lavoro prescrive che, se la percentuale del lavoro sommerso supera la soglia del 30%, per il responsabile scatta in automatico la sospensione temporanea della licenza finché non provvede a far fronte alla sanzione amministrativa e non regolarizza la posizione dei dipendenti.

In questo caso il pasticciere ha già potuto riaprire l’attività, avendo provveduto a pagare una multa da 8mila euro. Le conseguenze però non finiscono qui, visto che gli esperti dell’Ispettorato del Lavoro hanno accertato omissioni contributive per svariate migliaia di euro, ancora in fase di quantificazione. Un altro caso curioso, scoperto dall’Arma, riguarda un imprenditore tessile che aveva installato in diverse sedi aziendali delle telecamere di videosorveglianza per “spiare” a distanza con la tecnologia il comportamento e la produttività di dipendenti, ovviamente a loro insaputa. Il fatto che l’imprenditore sia di nazionalità cinese lo rende forse meno consapevole della gravità dell’illecito; in ogni caso non ha potuto evitare una denuncia a piede libero, visto che lo statuto dei lavoratori vieta di installare “occhi elettronici” sui luoghi di lavoro senza la previa autorizzazione degli interessati.

Le verifiche hanno riguardato anche il settore edile. Nei guai un artigiano edile 55enne che i carabinieri hanno denunciato per falso in atto pubblico: aveva presentato un Durc (documento unico di regolarità contributiva, una carta indispensabile per dare avvio, ad esempio, a lavori di ristrutturazione) del tutto fasullo.

Infine sanzioni per oltre mille euro sono state contestate ad un altro artigiano edile 55enne, colpevole di non aver sottoposto i suoi manovali alla visita medica preventiva. (am.p.)

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