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«Suo figlio è nei guai» Truffatori smascherati

«Suo figlio è nei guai» Truffatori smascherati

Con due telefonate tentano un raggiro ai danni di due anziani genitori di Rivalta Ma l’interessato, un giornalista reggiano, svela l’imbroglio e fa lanciare l’allarme

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REGGIO EMILIA. «Come stai? Cosa è successo?». L’anziana madre, di 82 anni, telefona preoccupata al figlio, dando per scontato le scarne informazioni che, pochi istanti prima, il truffatore le ha riferito nel corso di una telefonata confusa, che lei manco ha voluto ascoltare fino in fondo, riagganciando la cornetta del telefono di casa e prendendo in mano al volo il cellulare per chiamare il figlio, un giornalista reggiano caduto dalle nuvole.

La madre è così preoccupata che, in un primo momento, manco ha pensato che la persona che l’ha chiamata poco prima potesse essere un malintenzionato. Non l’ha sfiorata il sospetto di essere vittima di una truffa come tante si sentono ogni giorno o si leggono sui giornali: vuole solo sentire il suo “bambino”, capire se ha bisogno di lei.

Ma ecco che, proprio mentre il figlio cerca di tranquillizzarla e le assicura che nulla è successo e che sta benissimo, il telefono di casa dell’anziana madre suona di nuovo. Dice al marito di andare a rispondere e il copione, dall’altra parte del telefono, si ripete, con l’aggiunta di qualche particolare: il nome esatto del figlio, il colore (giusto) della sua auto, un fantomatico problema che lo avrebbe coinvolto. Ma l’inganno, ormai, è quasi scoperto.

La pensionata, forte delle tranquillizzanti parole del figlio, avvisa il marito: «Metti giù, metti giù. È al telefono con me, sta bene: quello è un truffatore».

L’anziano marito, a quel punto, si toglie anche una soddisfazione: «Ma scusi, se mio figlio ha avuto un problema, perché avrebbe chiamato lei e non me?» e poi butta giù il telefono. La truffa è sventata ma è meglio, nei prossimi giorni (ma anche in futuro) non aprire la porta agli sconosciuti e, in caso di situazioni sospette, chiamare il 112, come avvenuto subito dopo nel caso specifico. «Leggo sempre, sul giornale, di queste truffe agli anziani e cerco di non dare mai confidenza a nessuno – racconta la donna alla pattuglia dei carabinieri prontamente arrivata a casa sua, a Rivalta – ma sul momento, sa, ho pensato soltanto a mio figlio. Poi, quando lui mi ha detto che stava bene, ho capito che questa volta nel mirino di possibili truffatori c’eravamo finiti noi. Ho chiamato il 112 e, in attesa del vostro arrivo, ho avvisato gli altri abitanti del palazzo e la mia vicina: sa lei vive da sola e i malviventi potrebbero essere qui in giro». L’82enne ringrazia di cuore i carabinieri.

Insomma, la campagna dei carabinieri “Non aprite quella porta” continua a dare risultati positivi, ma i truffatori ne inventano sempre una nuova, nella speranza di riuscire a carpire la fiducia delle loro vittime e andare a segno.

I militari hanno avviato le indagini: quelle due chiamate sul numero di casa della donna potrebbero, attraverso i tabulati, fornire un numero da cui è partita la chiamata e aiutare gli investigatori a identificare il truffatore. Quest’ultimo non ha avuto il tempo di chiedere il denaro per «aggiustare il guaio», ma la modalità è indubbia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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