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Espulsa, torna in Italia per amore: arrestata e “perdonata” dal giudice

Espulsa, torna in Italia per amore: arrestata e “perdonata” dal giudice

Una donna di 30 anni albanese rientra in Italia per vivere con il marito reggiano. Voleva regolarizzarsi, il giudice mostra clemenza: la condanna ma non la espelle

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REGGIO EMILIA. Una coppia di sposini – lei albanese, lui reggiano – è finita in lacrime ieri mattina in questura a Reggio. La moglie è stata infatti arrestata per essere rientrata nel territorio italiano pur essendo stata espulsa meno di cinque anni fa, come prevede la legge.

Un arresto inatteso, che ha colto di sorpresa la coppia, finita in tribunale ieri mattina davanti al giudice per la convalida dell’arresto e il processo per direttissima. Una storia d’amore, come è stata prospettata dall’avvocato difensore Giuseppe Caldarola, che ha avuto un impatto sulla procura così come sul giudice Simone Medioli Devoto.

La coppia, infatti, si era recata i giorni scorsi all’ufficio immigrazione per regolarizzare la presenza della 30enne di origine albanese, che un anno fa ha sposato il compagno reggiano, conosciuto mentre l’uomo era in vacanza in Albania.

Un matrimonio che nella mente della ragazza era in grado di cancellare l’effetto dell’espulsione e consentire la sua regolarizzazione. Ecco perché erano andati in questura, dove era partito l’iter. Alla donna sono state prese anche le impronte, dalle quali poi è uscito il precedente dell’espulsione. Gli agenti hanno quindi rintracciato la donna e l’hanno convocata in questura, dove si è recata ieri mattina con il marito pensando che si trattasse di un passaggio burocratico per la sua regolarizzazione. Invece è scattato l’arresto, facendo finire in lacrime marito e moglie.

La direttissima, celebrata per il reato di reingresso illegale, ha avuto un epilogo a basso impatto. Già la convalida aveva visto rimettere in libertà la ragazza, accompagnata dal marito anche davanti al giudice. Il sostituto procuratore Stefania Pigozzi, durante il patteggiamento, ha chiesto il minimo della pena con tutti i benefici di legge consentiti. La condanna prevista andrebbe infatti da 1 a 5 anni di reclusione.

Alla fine il giudice ha emesso una condanna mite a 5 mesi e 10 giorni rispetto a un reato diventato più pesante nella pena, vista la nuova formulazione e le pieghe relative all’antiterrorismo. Un reato che prevederebbe anche l’espulsione. La pm e il giudice le hanno dato invece la possibilità di continuare a stare con il marito. La pena è stata infatti sospesa e la donna è stata liberata.

Enrico Lorenzo Tidona
 

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