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«Mi ha chiesto un riscatto» Lo indagano per calunnia

«Mi ha chiesto un riscatto» Lo indagano per calunnia

Fece arrestare un tunisino che avrebbe chiesto soldi in cambio del telefono Cambio di fronte ieri al processo: l’imputato viene assolto e la vittima denunciata

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REGGIO EMILIA . All’apparenza sembrava una storia limpida: un giovane tunisino finisce in manette perché aveva preteso che gli venissero consegnati 70 euro per la restituzione di un costoso telefono cellulare, rubato due giorni prima.

Il ragazzo napoletano residente a Reggio, vittima del furto, aveva subito denunciato il tunisino che lo ha contattato chiedendo soldi in cambio dello smartphone.

Ieri, però, il giudice ha assolto l’imputato, accusato di tentata estorsione, mentre la vittima è stata indagata per calunnia. In pratica la stessa procura, rappresentata dal pm Giulia Stignani, una volta ricostruiti i fatti non ha creduto alla versione della presunta vittima, che dovrà ora rispondere del reato penale ascrittogli.

La vicenda aveva portato all’arresto in flagranza del 31enne tunisino, clandestino, con precedenti, accusato infatti di tentata estorsione.

Un episodio scaturito da una telefonata al 112 effettuata il 31 luglio scorso dal 27enne che aveva così denunciato il furto del suo telefonino, avvenuto però il 29 luglio in piazza Fontanesi. Il tunisino avrebbe chiesto al ragazzo il pagamento di 70 euro come “riscatto” per la restituzione dell’iPhone 5s. Una versione inventata dal proprietario del telefono, che ha però allertato i carabinieri, entrati subito in azione. Attorno all’una di notte i militari del Nucleo operativo e radiomobile di Reggio Emilia, insospettiti da strani atteggiamenti assunti da alcuni giovani, sono intervenuti in piazzale Fiume dove hanno trovato il tunisino – che abita anch’egli in città – intento a portare a termine lo scambio con presunto riscatto. Una trappola dopo la quale i carabinieri, ricostruiti i fatti, avevano proceduto all’arresto in flagranza – come obbligo di legge – del tunisino che aveva con sè il telefono. Lo hanno quindi accompagnato in caserma dove, ultimate le formalità di rito, lo hanno trattenuto in attesa del rito direttissimo. Il giudice Luca Ramponi aveva quindi disposto il carcere. Per il 31enne è giunto ieri il giorno del giudizio, con la richiesta da parte della procura di assoluzione, chiesta anche dal difensore Federico Bertani, che ha preferito andare a dibattimento per dimostrare l’innocenza del suo assistito. Restava infatti da verificare la sostanza della vicenda. Non era nemmeno escluso che il tunisino, qualora non avesse commesso materialmente il furto del telefono, fosse un ricettatore.

La verità ha visto invece una cessione consensuale, nascosta dalla finta vittima, che si trova ora denunciata.

Enrico Lorenzo Tidona

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