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Parmigiano sequestrato consigliere si sospende

Parmigiano sequestrato consigliere si sospende

Vanni Binacchi del caseificio Rocchetta ha deciso di uscire dal cda del Consorzio L’organo di indirizzo potrebbe infatti prendere provvedimenti sulle irregolarità

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REGGIO EMILIA. Vanni Binacchi si è auto sospeso ieri dalla carica di consigliere del consiglio di amministrazione del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Lo ha fatto, ci conferma, «come presa di coscienza per lasciare il Consorzio in assoluta libertà di agire. Il mio è un atto di dignità». Binacchi, luzzarese, è socio del caseificio mantovano Rocchetta, che ha sedi a Suzzara e Luzzara, colpito pochi giorni fa dal sequestro di 18mila forme per un controvalore di 10 milioni di euro. I sigilli sono stati posti dai carabinieri del Nas di Parma portando poi alla denuncia per frode alimentare nei confronti del legale rappresentante del caseificio e il casaro della latteria di Suzzara. Una vicenda che ha innescato un terremoto dentro e fuori il Consorzio, con un côté politico interno che diverrà materia di discussione anche in vista dell’imminente assemblea dei soci del Consorzio il 28 marzo prossimo.

L’autosospensione di Binacchi libera peraltro la strada da possibili decisioni in seno al cda sulla vicenda del sequestro al caseificio. In prima battuta si era parlato addirittura di dimissioni da parte del consigliere, che ha poi smentito, scegliendo invece la sospensione, annunciata ieri al Consorzio.

Resta da capire quali saranno le conseguenze del sequestro, frutto dell’azione ordinaria di controllo del Consorzio stesso tramite gli agenti vigilatori che hanno poi comunicato ai Nas di Parma le irregolarità rilevate. Si tratta dei marchi di origine che vengono apposti sulle forme alla nascita e che sono essenziali per l’identificazione e la tracciabilità del formaggio. Nello stabilimento produttivo mantovano l’azienda ha utilizzato fascere marchianti (quelle che imprimono i caratteristici puntini con la scritta Parmigiano Reggiano) assegnate dal Consorzio allo stabilimento reggiano. La contestazione riguarda pertanto il fatto che le forme prodotte dall’azienda nel Mantovano riportavano il numero identificativo (matricola) e il marchio di identificazione del caseificio reggiano. Ogni caseificio deve avere un codice identificativo univoco che consenta, a tutela del consumatore, la completa tracciabilità del prodotto.

È stata inoltre riscontrata una seconda irregolarità: dai controlli è emerso che la produzione della società negli anni 2017 e 2018 è stata superiore rispetto a quella dichiarata.

Enrico Lorenzo Tidona

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