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Baldi, le sue mille passioni trasformate in belle realtà

di Giulia Bassi
Baldi, le sue mille passioni trasformate in belle realtà

Quarantacinque anni fa la fondazione dello Studio che oggi conta 59 componenti «Negli anni ’90 ho raccolto 30 miliardi per fare decollare l’ateneo, una priorità» 

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REGGIO EMILIA. Da una parte il lavoro, quello dello Studio che compie 45 anni con 59 componenti (di cui 18 sono Associati), e dall’altra, in ambiti più diversificati, i suoi interessi ognuno con una storia a sé in quanto oggetto di specifiche battaglie, passioni, desideri. Alcuni sono divenuti obiettivi poi traguardi esemplari e dal valore storico. Tutto è racchiuso in una sola persona. Carlo Baldi. Che ne parla come se fosse un fatto normale essere così, anzi un fatto comunissimo. Alla vigilia dei festeggiamenti che culminano nel concerto di martedì al teatro Valli, Baldi si racconta, fra lavoro ed interessi. Lo fa usando una modalità portata a relativizzare e con una certa fretta. Forse ha ragione, con tutto quello che c’è da dire…

Possiamo partire da capo, cioè da 45 anni fa.

«Ho cominciato a lavorare presto non disponevo di grandi redditi, dato che mio padre era casaro con entrate contenute. A scuola ho saltato subito un anno. Ero sempre avanti di un anno anche alle scuole successive che frequentavo andando a Reggio in bici da San Tommaso. A 18 anni ero segretario della Cooperativa Muratori a Gatta, contemporaneamente frequentavo l’Università a Parma, poi mi sono abilitato alla professione aprendo nel 1973 lo Studio in via San Paolo, poi in via San Rocco, in via Secchi, infine in via Gutenberg, attuale sede; abbiamo un ufficio anche a Milano e stiamo valutando se aprire a Dubai».

Carlo Baldi è sempre stato avanti… quindi lo Studio come è stato impostato?

«Sono stato guidato da un principio di cui tengo conto anche adesso: l’idea di associare dei giovani che siano portati per il lavoro di gruppo. Dico sempre: una freccia da sola si rompe, molte frecce insieme fanno resistenza, sono come una mazza. E chi, di questi giovani possiede i requisiti giusti entra in un meccanismo impostato su quattro livelli. L’altra linea guida, da sempre, è investire di ogni anno nella ricerca, nel senso – a proposito di essere avanti – di anticipare i tempi per intuire l’evolversi del mercato e dell’economia».

Come è proseguito il percorso professionale?

«Cercando di rispondere alle esigenze delle imprese, fornendo consulenze di vario tipo. Ci premeva che si superasse il concetto di impresa famigliare e mettersi sul mercato. Per sostenerle abbiamo creato una piattaforma, dove trovare tutta l’assistenza necessaria ad intraprendere un Crowdfunding e inoltre siamo stati i primi in Italia a fare un accordo con Moddy’s, l’agenzia di rating. Attualmente abbiamo tre strutture: Baldi Finance S.p.A. Baldi & Partners di Avvocati e Commercialisti e Fondazione Studio Baldi Onlus, con finalità di solidarietà sociale, quali: assistenza sociale e socio-sanitaria, tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico, promozione della cultura e la ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Questa, per il 45 anni dello Studio, ha istituito le 4 borse di studio per complessivi 10 mila euro - per tre tesi di laurea e un ricercatore - sul tema “Risanare le città: idee e progetti per risolvere il problema dell’inquinamento, migliorare l’ambiente e produrre energia pulita”».

A proposito degli altri interessi coltivati che si sono divenuti traguardi esemplari... l’università a Reggio Emilia, ad esempio.

«Diciamo che è stata una battaglia a non finire, partita negli anni ’90. La vedevo come un esame per la città che, ricordiamoci, non è solo la somma dei suoi abitanti. Senza l’ateneo sarebbe diventata un comunello di provincia e il centro storico un dormitorio per extra comunitari. Con l’associazione ”pro-università” che ho istituito, fatta di 100 persone, ho raccolto 30 miliardi e così è potuta decollare. Speriamo al più presto di arrivare a 10.000 studenti».

E poi c’è la presidenza della Far Studio Regiense.

«Rappresenta la mia passione per la cultura e l’arte. Amo tanto la scultura, mi piace, la sento con le mani. Mi piace Manzù del quale ho alcune opere: sono anche andato a Roma nel laboratorio egli eredi.

La musica da sempre rappresenta una passione speciale.

«Mi solleva lo spirito, è come un sogno… mi basta ascoltare quando mia nipote suona il pianoforte. Non c’è niente di meglio di un concerto, per festeggiare il nostro 45esimo compleanno. Sono sicuro che martedì con i Solisti Filarmonici Italiani sarà una grande serata e poi sarà anche una sorpresa legata al violino Vaccari, lo strumento donato alla Fondazione Far Studium Regiense che per l’occasione sarà suonato dal solista Federico Guglielmo».

Dietro a questo strumento si nasconde una storia curiosa…

«Alle Cinque Terre dove ho la casa, conobbi un violinista che mi disse di aver uno strumento bellissimo di Vaccari, un liutaio di Lentigione, dalle mie parti. Incuriosito, non mi sono dato pace finché non ho trovato le sue tracce, la sua baracca - era un originale come Ligabue - che adesso si trova al Museo di Don Camillo e Peppone, per poi arrivare fino ad un ambulante che possedeva proprio uno di quei violini. Me lo ha dato e Astorre Ferrari che l’ha subito suonato, mi disse che era meraviglioso».

Tornando ad altri interessi, c’è anche la politica .

«Ho fondato “Laboratorio per Reggio" presentandomi come candidato sindaco. La pensavo allora un po’ come il Movimento 5 Stelle di adesso che vuole cambiare i partiti. In questo senso ho cercato di dare un contributo alla città per farla crescere: non c’erano più i contadini che andavano al comizio o gli operai delle fabbriche.Volevo rinvigorire un sentimento di partecipazione civica dettato dall’idea del laboratorio come fermento culturale. Legata alla candidatura ho organizzato una grande festa popolare da ballo in piazza per la quale ho chiamato l’Orchestra Bagutti».

Un altro aspetto da considerare è quello di Carlo Baldi scrittore.

«Le pubblicazioni tecniche gliele risparmio perché sono barbose. Mi ha appassionato la vicenda legata al burattinaio Otello Sarzi del quale frequentavo il laboratorio dove ho conosciuto anche Fellini. Sull’argomento ho scritto “Ciao cappellone” che è ho presentato anche a Chicago in una circostanza in cui era attesa anche la moglie di Obama che all’ultimo non venne».

Tra i suoi scritti, “La balalaika” ha per lei un significato particolare.

«È un racconto autobiografico per cui ricevetti il premio “Raffaele Crovi”. Quando lavoravo alla Gatta, in montagna, ed ero spesso in crisi andavo a trovare un muratore che quando era a casa produceva balalaike. Si chiamava Eliodoro. Costruiva le barriere ai fiumi e si massacrava le mani. Tuttavia quando smetteva questo duro lavoro produceva balalaike e le suonava persino… Non l’ho mai scordato. L’unico rimpianto è che non ho avuto un suo strumento. La balalaika me la regalò un amico con l’etichetta dei 50 anni della Rivoluzione d’Ottobre. La sua immagine compare sulla copertina del libro sul mio incontro con Eliodoro».

C’è un personaggio che ha incontrato del quale conserva un importante ricordo?

«Senz’altro Steve Jobs che conobbi diversi anni fa in occasione di un’operazione con un’azienda che condussi negli Stati Uniti. In quei tempi si vedevano in circolazione, e molto pochi, per la verità, i grandi computer fatti a scatola. Jobs mi trasmise questo messaggio: tra qualche anno soltanto attraverso un semplice orologio al polso si potrà comunicare con tutto il mondo… e i giovani impareranno molto più in fretta degli adulti, quindi e saranno avvantaggiati. Mica male come previsione! ».

Qual è in messaggio che vuole trasmettere per questa festa dello Studio?

«Il mondo cambia velocemente… bisogna capirlo ed anticiparlo. Continuo a non credere agli individualismi, ma al lavoro di gruppo che indica sempre la strada più equi. In questo senso il fine non può essere soltanto il reddito ma come intervenire sul sociale».



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