Gazzetta di Reggio

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I Vertinelli liberi ma solo per 5 minuti

di Enrico Lorenzo Tidona
I Vertinelli liberi ma solo per 5 minuti

I due imputati del processo Aemilia escono dal carcere di Reggio per decorrenza dei termini e vengono subito riarrestati

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REGGIO EMILIA. Alle 16 di giovedì pomeriggio per Palmo e Giuseppe Vertinelli si sono aperte le porte del carcere La Pulce di Reggio. Dopo tre anni dietro le sbarre i due fratelli, imprenditori considerati la cassaforte al nord della cosca Grande Aracri, sono usciti per decorrenza dei termini in relazione all’accusa di intestazione fittizia di beni. Ad attenderli fuori c’erano le mogli: pochi passi, un abbraccio e sono arrivati a sirene spiegate i carabinieri in borghese del reparto operativo di Modena, una decina in tutto, che hanno notificato loro una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dai giudici del collegio del processo Aemilia, questa volta per associazione a delinquere di tipo mafioso. Reato per il quale sono al centro del maxi processo contro la ’ndrangheta al nord che si sta celebrando a Reggio Emilia. La libertà dei Vertinelli è durata quindi cinque minuti: dopo la notifica sono stati fatti salire sull’auto dei carabinieri, portati in caserma a Reggio per le formalità e riaccompagnati in carcere per le 20, dal quale erano usciti quattro ore prima con tutte le valigie e tutti i loro effetti personali che erano stati restituiti come da prassi.

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Uno schiaffo per i due imprenditori crotonesi trapiantati da decenni a Montecchio Emilia, dove hanno stabilito il centro operativo del loro piccolo impero milionario, sul quale si sono addensate le attenzioni della procura antimafia di Bologna. La scarcerazione era prevista per la decorrenza del termine del reato per il quale erano stati arrestati quattro mesi dopo l’ormai celebre blitz del 28 gennaio 2015, quando furono arrestati 110 indagati dell’inchiesta Aemilia.

Il nuovo arresto di giovedì pomeriggio non era del tutto inatteso ma sembra essere passato sotto traccia l’imminente scarcerazione, essendo differita rispetto alla grande parte degli altri imputati ora a processo. I due fratelli speravano infatti di passare quantomeno qualche giorno nella loro casa in Strada Calerno a Montecchio, salvo venire fulminati dal bagliore dei lampeggianti che sono arrivati davanti al cancello della Pulce.

I due fratelli, di 56 e 57 anni, senza opporre alcuna resistenza, non hanno potuto fare altro se non seguire i militari, condividendo ancora una volta la medesima sorte giudiziaria che li inquadra come due facce della stessa medaglia. Sono imputati per associazione mafiosa commessa dal 2004 fino al febbraio 2018: secondo la Dda sono imprenditori a disposizione della ’ndrangheta emiliana soprattutto per attività economiche come il reimpiego di denaro di illecita provenienza sia dall’Emilia che dalla Calabria, in stretto contatto coi vertici dell’associazione. Secondo il tribunale esiste «il concreto e attuale pericolo che gli imputati» se rimessi in libertà «possano nuovamente riprendere quelle attività imprenditoriali e quel complesso di iniziative, rete di relazioni, coordinamento di attività economiche e affaristiche nell'interesse del sodalizio».

Il patrimonio accumulato negli anni dai Vertinelli era ingente. Secondo gli imputati, grazie all’attività lecita di imprenditori edili, sono diventati ricchi e conosciuti a Montecchio, dove giravano con la celebre Ferrari 430 intestata alla ditta Edilizia Vertinelli srl.
 

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