Incastrati da Giglio, il consuocero pentito
Aggiornati i reati al 2018: determinanti le parole del collaboratore il cui figlio ha sposato una Vertinelli
REGGIO EMILIA. Giuseppe Giglio è passato dall’essere una delle due casseforti al nord del clan Grande Aracri, all’essere il perno dell’accusa nel processo Aemilia. Nel luglio del 2016 si è pentito, diventando collaboratore di giustizia all’interno del processo. Un grande accusatore, non affiliato ma in grado di movimentare milioni di euro rimanendo a disposizione della cosca di ’ndrangheta. Un collaboratore giudicato attendibile dalla Dda di Bologna, che ha spiegato le trame del sodalizio concentrandosi molto sui fratelli Pino e Palmo Vertinelli, con i quali ha un rapporto di parentela indiretto. Uno dei figli di Palmo ha sposato una delle figlie di Giglio, generando una saldatura tra le due famiglie – entrambe residenti a Montecchio – considerate il motore economico del malaffare della cosca.
Per i giudici che due giorni fa hanno disposto il nuovo arresto dei fratelli, le parole di Giglio sui Vertinelli hanno avuto un peso rilevante. Durante le sue deposizioni al processo Aemilia in video collegamento da un località protetta, Giglio ha descritto le iniziative economiche illecite della cosca associandole alle attività dei Vertinelli. Altri spunti sono stati poi offerti anche dagli altri pentiti, Antonio Valerio, Vincenzo Marino e Salvatore Cortese. Un quadro messo per ora in forma dubitativa nell’ordinanza per la nuova custodia cautelare che ha messo agli arresti i Vertinelli pochi minuti dopo l’uscita dal carcere. (e.l.t.)
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