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novitÀ nel regolamento 

Aperta la stagione della pesca nei torrenti della montagna

VILLA MINOZZO. Ieri è stata aperta la pesca. Dopo circa sei mesi di chiusura, è possibile pescare nei torrenti di montagna, le cosiddette acque di categoria D, denominate anche acque a salmonidi....

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VILLA MINOZZO. Ieri è stata aperta la pesca. Dopo circa sei mesi di chiusura, è possibile pescare nei torrenti di montagna, le cosiddette acque di categoria D, denominate anche acque a salmonidi. Torrenti che in questi giorni peraltro sono ingrossati dal discioglimento delle nevi, che durerà ancora a lungo vista la quantità di neve arrivata quest’inverno. Dunque i torrenti appenninici, le alti valli del Secchia, dell’Enza, del Dolo, il Secchiello ma anche tanti altri corsi minori (Ozola, Campola, Tassobbio, Tresinaro, Campola, solo per citarne alcuni) tornano a disposizione degli appassionati.

Avverte comandante della polizia provinciale, Lorenzo Ferrari: «Ogni pescatore potrà catturare al giorno fino a 5 trote “fario”, di almeno 22 centimetri di lunghezza. Gli esemplari sotto taglia dovranno essere immediatamente liberati previa slamatura effettuata con tutte le cautele».

Per poter controllare il numero di trote catturate, i pescatori dovranno essere muniti dell’apposito tesserino regionale, ottenibile negli uffici dei Comuni della montagna o all’ufficio della Federazione italiana pesca sportiva di Reggio Emilia, sul quale vanno immediatamente annotati in modo indelebile gli esemplari catturati. Quest'annata sarà caratterizzata da notevoli novità sotto il profilo normativo, come spiega Ferrari: «E’ infatti appena entrato in vigore il nuovo regolamento regionale sulla pesca, approvato con la delibera di giunta 92/2018, che introduce molte novità sia per i pescatori, sia per il personale di vigilanza. Alcune interessano proprio la pesca alla trota. Viene ad esempio vietato l'uso degli ami dotati di “ardiglione” in tutte le acque di categoria C, la media montagna, e D, l’alta montagna. L'ardiglione è quel minuscolo ferretto appuntito disposto in direzione opposta rispetto alla punta degli ami tradizionali, che serve ad evitare che un pesce allamato si liberi dalla presa durante il recupero. Il divieto di tale dispositivo consente di limitare notevolmente il danno fisico ai pesci catturati, garantendo la loro sopravvivenza in caso di rilascio dopo la slamatura che, senza l'ardiglione, risulta molto più agevole».

Un'altra importante novità che interessa gli affezionati della pesca alla trota riguarda proprio il tesserino segnacatture. Da quest'anno, coloro che libereranno immediatamente tutti gli esemplari catturati potranno evitare di dotarsene, risparmiando così anche il tempo di andare negli uffici preposti. Questa novità – per la verità oggetto di qualche polemica perché, secondo alcuni, incoraggerebbe le catture abusive, assieme a quella sopra descritta relativa all'ardiglione – premia il crescente numero di pescatori che si dedicano al “catch and release” (prendi e molla) come tecnica di pesca sportiva moderna, complici anche le tecnologie telefoniche e la diffusione dei social: si fa un selfie con la preda catturata, dopodiché si libera il pesce e si condivide la soddisfazione con gli amici sui social network, ma tutto con le gambe sempre immerse nell'acqua del torrente. (l.t.)

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