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Il ricordo di Auschwitz nella messa delle Palme

Il ricordo di Auschwitz nella messa delle Palme

Il vescovo nell’omelia cita il viaggio della memoria con il rabbino e l’imam «Dov’era Dio? Nel suo popolo ucciso e in chi perse la vita per salvare il mondo»

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REGGIO EMILIA. «Il male del mondo voluto dall’uomo non oscura la bellezza di Dio e di suo figlio». È uno dei messaggi lanciati ieri, in occasione della Domenica delle Palme, nell’omelia del vescovo, Massimo Camisasca. Centinaia sono stati i fedeli che ieri hanno partecipato alla processione, iniziata alle 10.15 davanti alla Basilica di San Prospero e diretta in cattedrale, dove si è svolta la celebrazione della messa della Passione, ad aprire le cerimonie religiose della Settimana Santa. Nella sua omelia, Camisasca ha ricordato il suo recente e storico viaggio della memoria ad Auschwitz, compiuto insieme al rabbino di Modena e Reggio Emilia, Beniamino Goldstein e all’Imam, Yosif al Sanahi: «Quando sono stato recentemente ad Auschwitz, un insegnante, forse un po’ provocatoriamente, ha chiesto, durante un’assemblea pubblica: “Dov’era Dio ad Auschwitz?”– ricorda Camisasca – Una domanda molto pertinente che abbiamo già ascoltato tante volte nei decenni passati. Alla luce dell’innocenza di Gesù e di questi giorni di passione, comprendiamo che Dio ad Auschwitz era presente in molti modi. Innanzitutto nel suo popolo martoriato, vilipeso e ucciso. Ma era presente anche attraverso le persone luminose di Massimiliano Kolbe, di Edith Stein e di tutti coloro che, come loro, hanno offerto la vita per la salvezza del mondo, affermando con la morte che esiste una vita più grande di quella presente. Come vedete, spostare lo sguardo su Gesù non ci allontana dall’oggi, ma permette di entrarvi con maggiore profondità».

Nell’omelia, Camisasca ha invitato i fedeli a una seconda riflessione, sull’esperienza del male: «Alla luce di questi giorni di passione, illuminati dalle parole di Gesù e dal suo contegno regale di fronte al male subito, possiamo dire: il male è voluto dall’uomo, trova la sua origine nel peccato che lo acceca, nella rivolta contro Dio e la sua legge, nel misconoscimento della nostra creaturalità e del nostro bisogno di Dio. Non è il male che rende incomprensibile Dio, è Dio che porta su di sé il nostro male e che ci può aiutare dunque e accompagnare nell’esperienza del dolore. Guardando il Crocifisso, comprendiamo di non essere soli e che tutto, anche ciò a cui non riusciamo a dare un significato, può essere portato davanti all’altare di Dio per il bene di tutti».

Per il vescovo, «la Settimana Santa non dà spiegazioni, propone piuttosto un’esperienza, quella del Dio fatto uomo, dell’innocente ucciso per noi, caricatosi delle nostre colpe e dei nostri peccati. Egli in questo modo apre la nostra vita all’unica speranza che conta, all’unica certezza decisiva che cambia i destini della storia: il nostro male è perdonato e ci è aperta la strada a una vita che non finisce. Queste due ragioni di grande speranza accompagnino il nostro sguardo nella contemplazione di Gesù durante questi giorni di passione e di luce».

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