Gazzetta di Reggio

Reggio

«Bisogna dare dignità a queste persone»

di Roberto Fontanili
«Bisogna dare dignità a queste persone»

Il vescovo in visita agli emarginati che vivono nei capannoni fatiscenti: «Desidero che venga trovata una soluzione»

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REGGIO EMILIA. Per trovare una chiesa povera, quella degli ultimi, dove l’altare è un tavolino, l’ostensorio e il calice sono in terraglia e c’è solo lo stretto indispensabile, non è necessario prendere l’aereo. Basta entrare dal cancello principale delle ex Reggiane dove don Daniele Simonazzi porta la parola di Dio, tra l’ottantina di extracomunitari senza casa e lavoro che hanno trovato ricovero precario nei diroccati capannoni. Ed è quello che ieri ha fatto il vescovo Massimo Camisasca, visitando e celebrando messa nell’improvvisata cappella dove uno svolazzante tendone fa da parete a uno dei capannoni abbandonati che presto saranno abbattuti per far posto al parco dell’Innovazione. Una sorta di area franca, quella delle ex Reggiane, dove in una rigorosa e infrangibile suddivisione, a pochi metri di distanza convivono e a volte si scontrano magrebini, ghanesi, nigerani, egiziani ed eritrei e dove don Daniele e le persone che lo aiutano, si muovono e assistono come possono gli abitanti della casbah di via Agosti. Ieri, proprio i volontari assieme a una trentina di immigrati hanno partecipato alla messa che ha concluso la visita del vescovo che l’ha vissuta, come ha detto al termine «con grande tristezza». Quel sentimento accomunato alla speranza che l’ha avvolto dopo aver ascoltato le parole dei tanti disperati senza presente e senza futuro, senza casa e senza lavoro, che vivono tra la sporcizia dei capannoni abbandonati. Un messaggio di speranza e una richiesta di impegno reciproco, che il vescovo ha ripetuto anche nel corso dell’omelia quando ha detto: «Desidero, per quanto sia possibile, come cittadino e responsabile di questa comunità cristiana, che si possa trovare una soluzione. Casa e lavoro vogliono dire dignità per l’uomo. Per affrontarli occorre una collaborazione seria di tutti. Anche di chi viene in Italia nell’apprendimento della nostra lingua, della nostra cultura, delle nostre regole di vita. Sono problemi che non si possono risolvere in un giorno, però noi nei limiti del possibile dobbiamo andare verso un’accoglienza che sappia anche farsi carico di queste necessità estreme delle persone ad affrontare anche i problemi legati all’illegalità e alla violenza».

«Don Daniele – ha poi concluso – e i suoi amici realizzano una presenza che vuol dire a queste persone che non sono sole e possono vedere strade possibili di cammino. Ma non può essere solo la Chiesa a farsi carico di questi problemi».

Prima di lasciare via Agosti c’è stato anche il tempo per due foto: una con gli immigrati e don Daniele; l’altra, voluta dal vescovo, con gli agenti delle forze dell’ordine che ha salutato uno ad uno.

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