Il leghista replica «È una ritorsione per un mio esposto»
Il parlamentare della Lega nega l’uso di espressioni razziste «Dal Comune una gaffe, mi querela con una scusa banale»
REGGIO EMILIA. «Quella di Vecchi è una ritorsione per un articolo che ho fatto uscire sulla stampa nazionale circa un mese fa sulla vicenda del deposito ferroviario di via Talami. Una vicenda sulla quale presenterò un esposto per verificare se ci sia stato o meno un danno erariale per il Comune. Non ci sono parole razziste, né nel mio post né nei commenti. Diciamo che questa coincidenza mi sembra un po’ sospetta». Finito nella bufera per il suo post su Facebook, il neo-deputato del Carroccio, Gianluca Vinci, segretario emiliano della Lega e capogruppo in Sala Tricolore, non arretra di un passo. E definendo «una gaffe del Comune» la scelta dei manifesti di #viacassoliuno passa al contrattacco, spostandosi su un altro argomento. «Circa un mese fa, sul quotidiano La Verità è uscito un articolo nel quale parlavo di quanto successo in via Talami nel periodo in cui Vecchi era in consiglio e sua moglie, Maria Sergio, era ancora in Comune e – replica Vinci – Quell’area doveva essere ceduta gratuitamente al Comune. Era di proprietà dell’Act. Il Comune ha autorizzato la cessione di volumetria, ma con acquisizione a titolo gratuita dell’area, pari a circa novemila metri di cubatura. L’area in pratica doveva essere ceduta gratuitamente al Comune. In realtà non è mai stata ceduta. Act l’ha poi venduta a Fer senza che il Comune acquisisse nulla. Sulla vicenda ho presentato una richiesta di accesso agli atti. E presenterò un esposto per capire se ci sia stato un danno erariale. È chiaro che Vecchi non si è dimenticato dell’articolo e, ora che si trova in difficoltà, ha trovato una scusa banale per minacciare una denuncia. È una mia supposizione. Oppure l’ho semplicemente preso in castagna per la gaffe dei manifesti».
Dopo il post finito sulla bufera, Vinci ne ha scritto uno nuovo in cui invita ad essere contattato da quanti ritengono di essere a conoscenza di presunti reati commessi nelle pubbliche amministrazioni emiliane. «Chi sa parli – scrive – Chi ritiene di conoscere gravi fatti di reati commessi dalle pubbliche amministrazioni, invii una mail più dettagliata possibile e corredata da eventuali riscontri oggettivi».
Per quanto riguarda la denuncia annunciata dal sindaco, dopo essere stato eletto a Montecitorio Vinci godrebbe in ogni caso dell’insindacabilità, prerogativa dei parlamentari, che non possono essere perseguiti per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni: «Insindacabilità o meno – afferma Vinci – quello che ho scritto non rappresenta un reato neanche da comune cittadino. E anche chi ha commentato il mio post non dice nulla di razzista». A favore di Vinci, si sono schierati altri esponenti leghisti. Come Matteo Melato, vicesegretario provinciale: «Il sindaco minaccia querele all’onorevole Vinci per un innocuo post con una ragazza di colore, a cui esprime la sua solidarietà, ma tace e non esprime solidarietà ai giovani tifosi reggiani aggrediti sabato da 30 magrebini. #iostocongianluca», scrive su Facebook. La solidarietà di Vecchi, tuttavia, in seguito è arrivata (l’articolo a pagina 17). (e.spa.)
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