«Pulce migliore, ora più agenti e tecnologia»
Il segretario generale del Sappe, Durante, in visita al carcere: «La riforma penitenziaria è negativa»
REGGIO EMILIA. «Oggi, rispetto a due anni fa, ho trovato negli Istituti Penali di Reggio una realtà migliorata e in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Sono rimato impressionato: la Pulce è un modello da additare». È questo il giudizio di Giovanni Battista Durante, segretario generale del Sappe (sindacato autonomo polizia penitenziaria), ieri in visita in via Settembrini.
Durante non ha mancato di evidenziare alcune criticità: dal personale («servono almeno venti agenti per tamponare l’emergenza») alla tecnologia («sono anni che i sistemi di controllo antintrusione e i monitor interni non funzionano»), dai mezzi obsoleti («alcuni hanno percorso più di 300mila chilometri») al nuovo comandante Mauro Pellegrino («molto apprezzato dal personale, ma non ancora trasferito definitivamente a Reggio»).
Durante, alla presenza dell’unico rappresentante politico (Gianluca Vinci della Lega Nord), ieri ha fatto visita in via Settembrini, dopo la riorganizzazione che ha visto la nascita di nuove sezioni, con la distinzione tra detenuti meritevoli di un regime più libero e detenuti a rischio. «Stare dietro le sbarre senza far nulla è deleterio – ha dichiarato Durante – Noi del sindacato siamo favorevoli a far studiare e lavorare i detenuti, ma le possibilità di recupero vanno offerte a chi è meritevole, distinguendo e calibrando».
A proposito di benefici, il Sappe ha espresso la propria contrarietà alla riforma penitenziaria voluta dall’ex ministro Andrea Orlando (è passata, ma manca il parere di una Commissione parlamentare da costituirsi ad hoc), sulla quale al contrario il 15 marzo scorso gli avvocati della Camera penale di Reggio Emilia hanno formulato un giudizio positivo. «Sulla riforma ci sono pareri contrastanti: anche i magistrati antimafia sono in disaccordo, poiché trasferire la competenza sui benefici sui detenuti per mafia alla Procura ordinaria non può che portare ad una visione parziale – replica Durante – Secondo noi questa riforma non porta nulla di innovativo e non migliora la vita dei detenuti; con difficoltà anche di applicazione pratica, poiché gli agenti dovrebbero passare le giornate a perquisire chi gode dei permessi».
Purtroppo negli ultimi anni, ha concluso Durante, complice una minore visibilità sociale della penitenziaria rispetto alle altre forze dell’ordine, «la politica è stata sorda alle esigenze della polizia penitenziaria. Rinnoviamo l’invito al nuovo Parlamento, rinnovato di due terzi, affinché si presti più attenzione alla sicurezza». (am.p.)
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